Pubblicato da: chinonrisica | 11 gennaio 2011

Quando vince la barbarie

Un tema che ho spesso trattato dal mio blog e che ho cercato di portare all’attenzione del consiglio comunale, trattato in modo interessante da L’Espresso.
Le donne trattate come oggetti, pacchi senza diritti, nell’Islam arretrato e nel nostro Occidente. Proprietà rivendicata sulle donne, sul loro diritto ad un’autonomia inalienabile.
Da parte di uomini abituati a considerarle mero strumento per la propria personale soddisfazione.

Quando vince la barbarie di Tahar Ben Jelloun

Quello in corso è uno scontro tra chi tratta le donne come bestie e chi le tratta come esseri umani

(28 agosto 2009) Lo scontro tra civiltà si palesa a volte in situazioni ridicole, in comportamenti stupidi, frutto di grande arroganza e ignoranza. Un buon esempio è la scena cui ho assistito giorni fa, mentre mi trovavo nel Sud del Marocco.

Su una strada stretta e piena di buche arriva a tutta velocità un’auto decappottabile: una macchina sportiva, forse una Porsche. Alla guida c’è un giovanotto alla moda, testa rasata, occhiali neri e sigaretta in bocca. L’autovettura dev’essergli costata cara: quanto una prateria, l’appannaggio di un principe, o un’intera vita di lavoro all’estero. Il giovanotto, evidentemente fiero del suo veicolo, frena alla nostra altezza, e mostra il paesaggio a una donna seduta accanto a lui. Ma questa donna è completamente avvolta da un velo nero, con guanti neri e occhiali scuri a coprire la parte libera del volto. Un fantasma, una cosa quasi immobile e muta. Mi ricorda le ultime pagine delle ‘Voci di Marrakesh’ di Elias Canetti, in cui si parla di una cosa nera che si muove appena, ove non si distingue un corpo, né le sue membra – ma forse là sotto c’è qualcosa di umano.

Il giovanotto scende dalla Porsche, si accende una sigaretta e dice in francese: “È bella la mia terra!”. La donna sequestrata nel sudario nero annuisce, ma non apre bocca. Senza che gli abbia rivolto la parola, lui mi dice: “Mi sono sposato e ora riparto con mia moglie. Ma c’è un problema per i documenti: pretendono una foto di identità a viso scoperto. Sono pazzi, ecco come stanno le cose!”. E intanto sfiora più volte con la mano il parafango dell’auto, come se accarezzasse la gamba di una bella ragazza nuda. Dall’accento desumo che proviene dal Rif, dove si coltiva la materia prima dell’hashish, il kif. Soldi facili e stupida arroganza. Sta al volante come se fosse sul punto di decollare per la luna, e al tempo stesso tratta sua moglie come una schiava, anzi come una cosa: un pacco avvolto in arredi funebri. Come c’era da aspettarsi, si mette a parlare al cellulare. In olandese. Abita a Rotterdam, a giudicare dalla targa dell’automobile. La “cosa” lo seguirà nel suo Paese d’immigrazione, oppure darà incarico ai genitori di spedirgliela come pacco postale?

Quando avvia il motore per ripartire, fa del suo meglio per investirci con una nube di polvere. La cosa nera non è più visibile.

Non avevo voglia di rivolgergli la parola. Non sarebbe servito a nulla. È uno che ha paura delle donne. Il suo è un problema intimo, che rientra nel campo della psicoterapia. Ha paura che la sua donna gli possa essere sottratta, violata con lo sguardo, desiderata in sogno. Perciò la sorveglia, finché un giorno la poveretta finirà per risvegliarsi, e prendersi la sua rivincita. È successo altre volte.

Quell’individuo basta a illustrare tutte le contraddizioni di una mentalità che risale all’età della pietra, ma con un piede nel XXI secolo. È uno che fa uso dei mezzi tecnici più sofisticati, ma al tempo stesso tratta sua moglie come un capo di bestiame.

Situazioni del genere sono state denunciate con grande forza e coraggio da una donna araba, una psicologa che vive a Los Angeles, in occasione di un dibattito con un teologo egiziano, trasmesso ai primi di luglio da Al Jazeera. Ho trascritto le sue parole, e cito qui alcuni passaggi: “Il fenomeno cui assistiamo oggi non è uno scontro tra civiltà, è la contrapposizione tra mentalità medievali e mentalità del XXI secolo, tra civiltà e arretratezza, barbarie e razionalità, democrazia e dittatura, libertà e repressione. È uno scontro tra i diritti umani da un lato e la loro violazione dall’altro. Uno scontro tra chi tratta le donne come bestie, e chi le tratte come esseri umani..”.

Questa donna parla con calma, scandendo le parole, e dice le sue verità a un mondo in cui regna l’ipocrisia e l’oscurantismo. Che lo si voglia o no, esistono di fatto oggi due mondi contrapposti: il mondo della libertà e quello della barbarie. Il mondo di chi ha fatto demolire le statue buddiste in Afghanistan, di chi manda i giovani a farsi esplodere nei luoghi pubblici, di chi minaccia la pace del mondo richiamandosi a un islam del tutto estraneo a questa brutalità, a questa follia. Come ha detto quella donna coraggiosa, “i musulmani devono chiedersi cosa possono fare per l’umanità, prima di esigere che l’umanità li rispetti!”.

E dire che il giovane immigrato schizzato via sulla sua Porsche nera con accanto la donna in nero era convinto di essere un buon musulmano!

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