Pubblicato da: chinonrisica | 22 ottobre 2010

Costose comunità

Le Comunità di Valle, per le quali si voterà in Trentino domenica prossima, sono l’ennesimo sfregio alla democrazia rappresentativa e all’utilizzo razionale del denaro pubblico. Quello che Luigi Einaudi definiva sacro, quello che manca oggi per aumentare e rendere più efficaci gli ammortizzatori sociali. Si chiede il voto per l’ennesimo organismo da foraggiare con il prelievo tributario e lo si fa durante una delle peggiori crisi economiche del dopoguerra.
Vi richiamo ai doveri di solidarietà sociale previsti dalla Costituzione per dare un contributo fattivo all’affossamento di questa ennesima manifestazione di un potere politico arrogante e sempre più autoreferenziale.
Italia dei Valori ha messo ai primi posti del suo programma, per le scorse elezioni provinciali del 2008, la contrarietà a questo sistema che moltiplica le poltrone e i gettoni di presenza,le indennità e la burocrazia. E lo fa con i nostri soldi.
Sui costi dell’intero sistema trentino di democrazia rappresentativa vi invio la seguente lettera, pubblicata oggi dal Corrirere del Trentino e resto a disposizione per indicarvi le fonti delle mie ricerche:quelle delibere e tabelle che non compaiono certo nella pubblicità delle Comunità stesse apparse sui siti provinciali dedicati.

Pubblico sul blog il mio intervento dal Corriere del Trentino di martedì scorso.

“Mettere ordine nell’intricato sistema delle spese relative alle costituende Comunità di Valle è impresa ardua.

Nonostante il tentativo di trasparenza costituito dal sito della Provincia Autonoma, che abbonda di dati su “come si vota”, devo notare che è molto più complicato capire “quanto si spende”.

Per avere qualche numero è necessario spulciare delibere, comparare vecchie e nuove tabelle, misurarsi con il linguaggio burocratico, che è sempre piuttosto misterioso.

Giustificate dalla parallela istituzione delle Città Metropolitane, le Comunità risultano essere molto diverse, soprattutto per l’ambito operativo e per i livelli di rappresentanza che garantiscono.

Le Città Metropolitane, nate sulla carta nel 1990, confermate dalla riforma del titolo V della Costituzione, non sono sorte, a tutt’oggi, per molti motivi. Il più evidente e meno trascurabile è senz’altro rappresentato dalle fonti di finanziamento. E, sempre sulla carta, sarà previsto, per la loro costituzione, un referendum confermativo, che attende di essere compiutamente regolamentato.

Non troviamo nulla di tutto questo nelle Comunità di Valle che promettono di snellire l’apparato burocratico provinciale, ma ad esso , di fatto, si aggiungono, aggravandolo .

L’unica vera certezza è la mole di consiglieri ed assessori, presidenti e vicepresidenti , tutti a spese del” popolo sovrano “ che li manterrà. In materia di rappresentanza che si moltiplica sul territorio vale la pena di indicare qualche cifra.

Solo a Trento ci sono 12 circoscrizioni, con 12 presidenti ed un numero variabile di consiglieri( da 9 a 19) , un Consiglio Comunale formato da 50 consiglieri ed una giunta composta da 8 assessori.

Le Comunità di Valle saranno 16, sostituiranno 11 comprensori, avranno assemblee affollate : da un minimo di 8 ad un massimo di 98 componenti. Ad essi si aggiungeranno organi esecutivi ( in sostanza vere e proprie giunte)con un minimo i 3 ed un massimo di 7 componenti. Naturalmente per ciascuna delle 16 Comunità.

Ci saranno, è ovvio,16 presidenti e 16 vicepresidenti ( non più 11 presidenti ed 11 vicepresidenti, come nei vecchi comprensori). Ed avranno indennità di 2891 euro mensili i primi e 1156 i secondi. In aggiunta, naturalmente, ai gettoni di presenza per ogni consigliere.

Se a tutto ciò aggiungiamo i segretari,che affiancheranno il lavoro degli organi politici ( non più 11, ma 16) e le sedi, che quand’anche coincidessero con le sedi comprensoriali sarebbero comunque almeno 5 in più, otteniamo un autentico Leviatano.

Ingordo e vorace divoratore di denaro pubblico , un mostro politico che , deprecabile in periodi di benessere diffuso, risulta immorale in tempi grami come quelli che stiamo attraversando.

Mi chiedo se 524.826 persone, a tanto ammonta la popolazione in provincia di Trento, abbia reale necessità di un tale numero di nuovi rappresentanti, da retribuire in aggiunta ai consiglieri di 217 comuni ,alle relative giunte e, naturalmente, a tutti i primi cittadini.

La democrazia rappresentativa è un bene irrinunciabile, ma deve essere funzionale al rappresentato.

Per dirla con Rousseau “il popolo è libero soltanto durante l’elezione dei rappresentanti. Appena questi sono eletti, esso è schiavo”.

Se questi rappresentanti poi, sono un vero esercito e vivono della ricchezza derivata dalle singole private economie, allora come non riconoscere che c’è del vero nell’affermare che,” non appena un popolo si dà dei rappresentanti, esso non è piú libero, non esiste piú.”?”

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