Pubblicato da: chinonrisica | 6 ottobre 2010

Maternità e mistero

Le notizie del premio Nobel a favore del padre della fecondazione in vitro e un infanticidio da film dell’orrore si contendono le pagine dei quotidiani. Un commento pubblicato da Il Corriere del Trentino

C’è una contraddizione in termini nelle notizie che leggiamo sulla stampa .Da una parte il premio Nobel assegnato ad uno studioso che,lottando contro la sterilità, ha consentito a molti di diventare genitori, attraverso la fecondazione in vitro; dall’altra l’incredibile realtà di una madre che partorisce ed uccide una creatura, la sua creatura, protetta, sembra, dall’omertà del gruppo familiare.
Si tratta di una coincidenza che lascia perplessi e rende evidente quale ambivalenza covi nel cuore umano, quando in gioco c’è la trasmissione della vita.
Intorno alla maternità, al suo mistero e alla sua forza, si sono intrecciati dibattiti infiniti. La donna, che ne è al centro ,è stata trattata, nel tempo, come una semplice “custode” di qualcosa che non le sarebbe mai appartenuto.Un libello del 1889, del dottor Paolo Mantegazza, riporta testualmente, nel capitolo dedicato ad una fecondazione artificiale del tutto artigianale”E’ vero che le donne non sono obbligate a saper di fisiologia e forse ignorano che i figli si fanno collo sperma e non coi baci e colle carezze”…… Molto prima, in epoca romana, le donne gravide erano affiancate dal curator ventris, per le scelte che avessero potuto coinvolgere il nascituro.
Sulla maternità le donne hanno mantenuto atteggiamenti spesso antitetici:angelicata o paventata, la nascita di un figlio è sempre stata un momento centrale della vita femminile. Sottratti alla scelta e alle decisioni della donna, il se e il quando erano un tempo affidati al caso o alle scelte maritali,vissuti come ineluttabilità del destino.
Oggi, con la possibilità di vivere la maternità in libertà e sicurezza, con il riconoscimento dato a chi ha ampliato, grazie alla scienza, i margini di tale scelta, resta difficile comprendere quanto di ancestrale, oscuro e complesso possa muovere una madre che decide di soffocare una vita appena nata.
Le indagini diranno come si sono realmente svolti i fatti, ma la vicenda ci riporta alle cronache recenti di molte insospettabili madri, autrici di un gesto che sembra antitetico alla stessa maternità.
Nè povertà, nè ignoranza, nè solitudine, nè inconsapevolezza: semplice negazione dell’esistenza dell’altro, del suo diritto ad avere autonomia fuori dal ventre materno, un rifiuto ancor più incomprensibile, da parte di chi, nel quotidiano, ha continuato ad accudire le altrui creature.
La matenità reale si costruisce vincendo l’ambivalente sentimento di amore e rifiuto verso il proprio figlio, che, proprio perchè altro da noi, ci chiama a responsabilità e a doveri non sempre facili da accettare ed assolvere.
Compito della famiglia è appunto quello di educare alla responsabilità, al dovere e, concetto fuori moda, al sacrificio.
Abdicando a ciò, la famiglia stessa si trasforma in clan, la solidarietà in complicità, la riservatezza in torbido segreto

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: