Pubblicato da: chinonrisica | 22 luglio 2010

Il signore feudale

La professoressa De Monticelli ha avuto il merito di far sapere a tutti ciò che un mondo di media plaudenti e inclini alla piaggeria evitava di dire: che la laurea di Barbara Berlusconi era una semplice laurea triennale( quella che il ministro Gelmini vuole abolire perchè inutili).E che un certo mondo accademico è talmente abituato all’ossequio al potente di turno da offrire ad una laureata “triennale” addirittura una docenza.
Questo mentre il mondo della scuola si dibatte in problemi di precariato enormi e mentre laureati “veri” e molti dottori di ricerca vedono nero per il loro futuro.
Barbara Belusconi e la sua famiglia giustamente si rallegrano per il traguardo raggiunto e festeggiano. Ciò è normale e comprensibile.
Meno comprensibile è che l’evento venga pubblicato in prima pagina da molti quotidiani, che si glissi sulla semplice triennalità del titolo, che ci si comporti come i lacchè del potere, anche quando si tratta di vicende personali e private.
I divorzi in prima pagina, l’enfasi data alle lettere della moglie, i traguardi accademici dei figli ci fanno assomigliare ad un Paese da operetta che celebra i fasti del signorotto feudale.
Ma forse lo siamo!

Da La repubblica del 21 luglio 2010
Insegno filosofia della persona alla facoltà di Filosofia dell’Università Vita Salute San Raffaele. Scrivo queste righe per dire: non in mio nome. Non è certamente in mio nome che il nostro rettore, don Luigi Verzé, intervenendo come è suo diritto alla cerimonia delle proclamazioni delle lauree, si è rivolta alla sola candidata Barbara Berlusconi, che giungeva a conclusione del suo percorso triennale, chiedendole se riteneva che potesse nascere una facoltà di Economia del San Raffaele basata sul pensiero dell’autore sul quale verteva la sua tesi (Amartya Sen), e invitandola a diventare docente di questa Università, in presenza del presidente del Consiglio, il quale assisteva alla cerimonia.

Intendo dissociarmi apertamente e pubblicamente da questa che ritengo una violazione non solo del principio della pari dignità formale degli studenti, non solo della forma e della sostanza di un atto pubblico quale una proclamazione di laurea, non solo della dignità di un corpo docente che il rettore dovrebbe rappresentare, ma anche dei requisiti etici di una istituzione universitaria d’eccellenza quale l’Università San Raffaele giustamente aspira a essere.

Tengo a dissociarmi nettamente e pubblicamente e da queste parole e dalla logica che le sottende, logica che da una vita combatto, come combatto da sempre il corporativismo e i sistemi clientelari dell’Università italiana, e il progressivo affossamento di tutti i criteri di eccellenza e di merito, oltre che dell’Università stessa come scuola di libertà.

Me ne dissocio individualmente, anche se spero che la deprecazione dell’accaduto sia unanime fra il corpo docente. Ma tengo a ribadire con questa mia serena dichiarazione che non sono né di principio né di fatto corresponsabile dell’andamento di questa cerimonia: non di principio per le profonde ragioni di dissenso che ho qui espresso, non di fatto, perché in effetti non figuravo fra i componenti della commissione relativa alla candidata in questione, e certamente non perché avessi chiesto di esserne esonerata.

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