Pubblicato da: chinonrisica | 9 maggio 2010

Lievito madre

Sveglia all’alba per preparare il pane: un’esperienza di cui essere grata all’amicizia di due colleghi, che mi hanno fatto dono del lievito “madre”.
Alle cinque l’impasto, messo a lievitare dalla sera, va rimescolato con nuova farina e con pazienza.
Un momento magico di solitudine creativa e di pace. La casa dorme ( è domenica….bisogna fare piano!)e ci si risveglierà con un profumo inconfondibile.
Ma è ancora buio, quando ultimo la preparazione. Un buio cinguettante e odoroso di glicini, un buio vivo, non inquietante come quello della notte, che mette voglia di muoversi, nonostante l’ora e la giornata, un buio che elimina la stanchezza e rende sereni.
Il pane fatto in casa, impastato con le mani, cotto nel forno di troppi Sofficini,è un omaggio al sapere antico delle madri. Non a caso il lievito da cui origina il pane si chiama così: lievito madre.
La ” razdora” emiliana impastava il pane e la pasta, gestiva figli, suoceri e marito. Era forte, coraggiosa e appassionata.
Nel suo pane e nei suoi tortellini c’erano tante albe, tanto lavoro consumato mentre altri dormivano, tanta cura per il benessere di ogni componente delle -allora grandi- famiglie.
All’alba di oggi preparare il pane mi ha riportato vicino alle donne che, con la loro vita, hanno giustificato la mia. Un pensiero alla madre, vero lievito di vita, nutrimento del figlio. Proprio come il pane.

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