Pubblicato da: chinonrisica | 7 maggio 2010

A piedi

A piedi con i colleghi del Consiglio Comunale per una marcia della pace.
Da Trento a Rovereto ( per me da palazzo Thun all’ospedale roveretano)con una partenza quasi goliardica in una fresca mattina di primavera.
Quando sono uscita di casa in bicicletta ,poco dopo le 5,30, l’aria era frizzante e la città, dopo la pioggia, era accogliente e rosata, “fragrante” come raramente mi è capitato di vederla.
In vesti insolite abbiamo atteso tutti i partecipanti, e l’appello del Presidente del Consiglio ci ha fatti tornare indietro negli anni.
Partenza e subito sosta: foto, chiacchiere e risate. Nuova partenza e indicazioni sul percorso.
Mi comunicano che qualcuno ha scommesso sul mio arrivo. 50 a 1 che non ce la farò: sono l’unica signora e ho 53 anni. Pur pedalando in città non sono una maratoneta e non ho fisique du ruole per essere credibile in questo ruolo di camminatrice.
Ma continuo lo stesso. Distanziata quasi subito dal gruppone, raggiunta da un collega ritardatario, sollecitata poi da un altro consigliere, un vero guru del cammino.
Qualche goccia di lavanda tra le mani e un passo costante. Non veloce , ma costante.
Un passo che consente alla retroguardia che siamo ( il collega UDC ed io) di guardare il fiume sentendolo scorrere, di osservare la fioritura dei papaveri, più abbondante mano a mano che si scende verso sud.
I paesi scorrono via: Aldeno ( che sembrava non arrivare mai), Besenello e poi, quasi all’improvviso, Volano.
Una piccola pausa caffè ( bicigrill affollato e dal servizio cortese)e qualche sorso di un bibitone energetico.
Un po’ di sole, smentito in fretta dalla solita nuvolaglia di questa primavera scadente, ed ecco Rovereto. Abbandoniamo la ciclabile e sembra curioso camminare di nuovo tra le vie cittadine, dopo il verde e i fiori, nel traffico, dopo l’incontro con poche e solitarie biciclette.
La salita finale, come avevo preannunciato ai colleghi organizzatori e agli scettici scommettitori, avviene con un pulmino.L’asma non mi permette di più. Gli ultimi 800 metri, causa parcheggio, sono ancora a piedi. Con le gambe ormai rigide arriviamo, IdV e UDC, in tempo per la parte più intensa della cerimonia, per i canti finali, per le foto di gruppo.
Una marcia tranquilla. Che doveva essere ed è stata di pace, senza competizione nè affanni.
Scommessa persa per alcuni e una sfida vinta con me stessa : l’unico agonismo che mi piace.

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