Pubblicato da: chinonrisica | 4 maggio 2010

Burqa e potestà maritale

L’articolo che segue( dal Corriere della Sera di oggi) è emblematico di ciò che sta avvenendo. In risposta al non intervento sui temi spinosi dell’immigrazione,ecco l’ondata leghista che sorpassa il PDL, che multa e non si preoccupa dell’integrazione delle donne.
La signora ipervelata ha 26 anni ed ora il marito non le permetterà più di uscire. Su questo nessuno spende una parola.
Le leggi degli uomini puniscono sempre le donne: velandole, multandole e chiudendole a casa.
In “Padania” e in Iran.

Novara, musulmana fermata col burqa
Ora rischia una multa di 500 euro

Il controllo, nei pressi di un ufficio postale, in applicazione di una ordinanza del sindaco leghista

MILANO – Rischia di pagare cinquecento euro per aver indossato il burqa. La malcapitata è una donna musulmana, fermata e identificata dai carabinieri di Novara nei pressi delle Poste centrali e in applicazione di un’ordinanza del sindaco leghista Massimo Giordano. Lo riporta la Tribuna Novarese. «Avevamo in corso una serie di controlli – hanno spiegato dal comando provinciale – e abbiamo così fermato questa donna che era coperta integralmente. L’abbiamo identificata e ora valuteremo come procedere».

L’ORDINANZA – In mattinata i carabinieri segnaleranno la cosa al comando della polizia municipale «e a questo punto sarà compito nostro stilare il verbale di sanzione» ha annunciato il comandante dei vigili Paolo Cortese. L’ordinanza del sindaco Massimo Giordano (che è anche neo-assessore regionale allo Sviluppo Economico nella Giunta Cota) era stata firmata all’inizio del 2010 ed era stata suggerita dal fatto che lo stesso primo cittadino si era imbattuto in una donna con il burqa e aveva richiesto l’intervento dei carabinieri perché la riconoscessero. L’ordinanza, prima di essere firmata, era stata inviata al ministero degli Interni che ne aveva vagliato il contenuto e proposto alcune osservazioni formali. «Il ministero -ha spiegato Cortese – è entrato negli aspetti puramente tecnici dell’ordinanza limitandone l’applicazione alle scuole, agli ospedali e agli edifici pubblici in genere. Nel caso specifico l’ordinanza verrà applicata proprio perché la donna si trovava all’ufficio postale, cioè in un edificio pubblico». La sanzione prevista è di 500 euro.

«MULTARE È L’UNICO MODO PER INTEGRARE» – «L’applicazione di questa ordinanza è l’unico modo a nostra disposizione per ovviare a comportamenti che rendono ancora più complesso il già difficile percorso d’integrazione» è il commento del sindaco di Novara, Massino Giordano. «Con questa sanzione – aggiunge il sindaco – si passa dal provvedimento assunto all’inizio dell’anno con finalità di dissuasione all’applicazione concreta dell’ordinanza, sintomo che c’è ancora qualcuno che non vuole capire che la nostra comunità novarese non accetta e non vuole che si vada in giro in burqa». «È chiaro – conclude – che mi auspicavo che non sarebbe stato necessario passare all’esecutività del testo e che il buon senso di tutti avrebbe garantito una convivenza più tranquilla. Mi spiace che non risulti già chiaro a tutti come l’aver indosso un abito che non consente il riconoscimento personale può essere tollerato tra le mura di casa, non nei luoghi pubblici, nelle scuole, in pullman o negli uffici postali». (Fonte Ansa)

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Responses

  1. Quanti sofismi da sagrestia inutili !!
    In Italia circolare a volto coperto è un reato. E questo, da tempi “non sospetti”. Si tenga presente che tutte le manifestazioni religiose sono libere e consentite, ma a condizione che non contrastino con l’Ordinamento Giuridico dello Stato (E’ scritto nella nostra Costituzione, per chi non lo sapesse.) Circolare col “burqa”, che in lingua Italiana si definisce propriamente “BACUCCA”, è un reato. Se le pretese religiose dovessero prevalere sulla Legge, allora io non pagherei più le tasse, poichè la mia religione me lo proibisce……… CAPITO ??
    Quanto al fatto che “quella donna ipervelata da ora in poi sarà costretta a restare chiusa in casa” [dal marito]: poveretta !! Ebbene, trattandosi -pare- di un caso di violenza familiare, potranno/dovranno provvedere gli Uffici della Assistenza Sociale del Comune, oppure i Carabinieri (a “sistemare” il bravo marito). Ma in Italia si circola solo a viso scoperto. Chi non ci sta, è meglio che se ne vada prestissimo in qualche altro Paese.

  2. Dopo il divieto quasi approvato dal Belgio e quello in arrivo dalla Francia, anche in Italia sono in programma iniziative volte a scoraggiare l’uso del velo iperintegrale imposto ad alcune donne musulmane.

    Le massime autorità religiose dei musulmani sunniti hanno condannato duramente l’uso del velo integrale e l’UCOII , per bocca del suo Presidente, in audizione presso la Commissione Parlamentare che si sta occupando del divieto di indossare il burqa in Italia, ha espressamente affermato che “l’UCOII non considera il burqa un dovere religioso inderogabile”.

    A fronte di ciò, per le sanzioni già comminate in materia da alcuni sindaci,occorre sottolineare come diversi TAR e lo stesso Consiglio di Stato le abbiano annullate e che il Ministero dell’Interno( certo non sospettabile di simpatie per il contestato indumento) le abbia a sua volta bocciate.

    La legge del 1975 che vieta di indossare “caschi protettivi o qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona in luogo pubblico o aperto al pubblico” aggiunge però “senza giustificato motivo”. E i giudici hanno ritenuto costantemente che il valore religioso attribuito al velo possa costituire senz’altro il valido motivo indicato nella norma.

    Occorre una legge, perciò, per vietare l’uso del velo “totale”. E quando la legge ci sarà, chi impedirà ai mariti o ai padri di ragionare come il giovane tunisino residente a Novara che, rispettoso delle leggi, pagherà i 500 euro comminati alla moglie per il suo abbigliamento, ma non la farà più uscire di casa?

    Da donna fatico a comprendere, e mi imbarazza non poco, l’immagine di sudditanza proposta da un’altra donna interamente nascosta da un velo. E non credo sia più tempo di proporre paragoni scontati tra una femminilità mortificata e nascosta ed un’altra esibita e mercificata.

    Tradizione religiosa e allusione sessuale non tengono conto del diritto, anche femminile, a scegliere la propria immagine pubblica e ci consegnano a regole costruite dagli uomini. Che premiano o puniscono, che scelgono e impongono. Che relegano le donne in casa o sui calendari patinati.

  3. Constato che “chinonrisica” è sostanzialmente d’accordo con quanto
    ho io scritto prima.
    Esorto a tener presente che in Italia le sentenze non costituiscono Norma.
    Tradizione…allusione….gli uomini che premiano o puniscono………..
    Sarà.
    Mi permetto di riferire, con qualche adattamento a questo caso, l’esortazione di un politico del passato che disse press’a poco:
    ” l’efficacia delle Leggi dipende dalla volontà dei Cittadini interessati di avvalersene e di esigerne il rispetto.”
    Le Leggi a tutela delle donne le abbiamo.
    A proposito: qualcuno sa dire dove sono finite le femministe?
    (Senza speranza di risposta) GM

    • Perchè senza speranza, caro GM? Rispondo volentieri al tuo commento. Ho scritto che le donne velate mi lasciano perplessa. Rispetto la libertà di chi vuole velarsi ( e quella di chi vuole scosciarsi). Ma entrambe mi sembrano manifestazioni di mancata indipendenza.
      Per chi obbliga all’uno e all’altro comportamento dovrebbero esserci sanzioni effettive. Si parte dalla libertà di educazione nelle famiglie( chi può impedire ad un padre di essere un despota che impone veli o segregazioni? Le leggi ci sono, ma farle osservare è una battaglia difficilissima) e si arriva al potere ( economico e culturale) dei mariti.
      Chi riuscirà a far rispettare l’effettiva eguaglianza tra i coniugi in un Paese che vede l’80% delle violenze perpetrate tra le mura di casa?
      E chi convincerà le donne ,che devono al marito la sopravvivenza propria e dei figli, a denunciare una segregazione domestica, considerata, in fondo, una forma di amore?
      Le donne scontano secoli di sudditanza e la crisi rischia di riportarle a casa.
      Non so dove siano le femministe. Ma so che le donne ci sono e che devono imparare a fidarsi delle altre donne, imparando a fare gruppo e a vincere le rivalità che, con un divide et impera secolare, le hanno rese nemiche.

  4. Gentile Signora, Lei è proprio un’anima colta e nobile (e candida). “Chi riuscirà a far rispettare.…” e “Le donne scontano secoli di sudditanza….” che divaga nel vasto mare della retorica multiculturale e transnazionale.
    Io se permette, molto più concretamente, ho detto e ripeto (e badi! = ho pure l’impertinenza di pretendere!) che la Legge italiana sia rispettata. E che -mi si costringe a ripetere- “ l’efficacia delle Leggi dipende dalla volontà dei Cittadini interessati di avvalersene e di esigerne il rispetto ”.
    E voglio essere ancora più chiaro: Chi dice che il divieto di circolare a faccia mascherata “non libererà le donne dai soprusi di certi maschi” espone solo una discutibilissima opinione catto-comunista. Incominciamo ad imporre con la massima severità il rispetto della Legge (già vigente) al conspetto della Pubblica Sicurezza (e vorrei dire anche della Pubblica Decenza) : vedrete che i musulmani, i quali non di rado rappresentano una vera e propria piaga sociale anche per il modo con cui trattano le loro donne ( e non solo le loro ) si adegueranno (e chissà che non saranno proprio le LORO donne ad alzare la testa). Incominciamo (anzi: ripartiamo) almeno da questo. Le spiacerebbe? Se persino Lei riconosce di non sapere dove siano finite le nostre femministe….Povere voi donne italiane!! Non so se piangere o ridere.
    Un cordiale saluto GM

  5. Caro GM, grazie per l’apprezzamento che, in quanto candida, reputo tale! Io insegno diritto: le leggi, per me, sono sacre e ai miei studenti faccio leggere( quando posso!) quel commovente passo del Critone di Platone in cui le Leggi della città parlano per bocca di un Socrate condannato a morte che, pur potendolo fare, non fugge.
    So, però, che non siamo i Greci di allora e che le leggi non le rispettiamo nè le facciamo rispettare.Purtroppo.
    La legge sul divieto di portare il burqa , se verrà, sarà l’ennesima legge inapplicata.
    Come quella sui limiti di velocità che consente di ridare la patente ad assassini già colti ubriachi al volante.
    Condivisibile nello spirito( ho detto che il velo non piace nemmeno a me), ma poco praticabile.
    Dovrebbero essere le stesse donne islamiche a pretendere uguaglianza, uscendo di casa ( velate solo se lo vogliono, nel rispetto della legge e della libertà individuale), cercando un lavoro ( che aumenterebbe anche la base impositiva per le future pensioni), imparando la lingua del paese ospitante e conoscendo i propri diritti.
    Ma chi dovrebbe dare loro questa sicurezza? Uno stato che punisce il velo e propina messaggi di costante mancanza di riguardo verso le donne? Che le usa come merce di scambio per favori politici e le taglia fuori dalle istituzioni con leggi elettorali indecenti? Che ne divulga l’immagine oscena costante nelle nostreTV?
    Il problema è molto più vasto di quel che appare. E inoltre non sono affatto cattocomunista. La mia formazione è prettamente montanelliana.
    Bello, comunque, questo scambio di idee. Non trova?

  6. Gentile Signora, non è mia abitudine rivolgere apprezzamenti non sinceri. Caso mai, preferisco la polemica -beninteso in termini magari anche molto duri, ma civili-. Abbiamo parlato del rispetto delle Leggi. Lei ne deve sapere molto, ma molto, più e meglio di me in materia. Lei insegna Diritto. S’immagini che io lavoro nel settore Edile! Mi pare di percepire nelle Sue osservazioni un certo pessimismo. Forse sbaglio. Non che io mi consideri particolarmente ottimista, mi pare anzi -sintetizzo- di intravvedere il lento declino della nostra Civiltà (la Civiltà Occidentale, intendo, non solo quella Italiana), se provo a guardare indietro agli ultimi cent’anni della nostra storia.
    Mi permetto la presunzione di pensare che non avendo peraltro Lei contestato le considerazioni mie (cosa che -data la Sua preparazione e competenza- di certo non Le sarebbe ardua), se già non le condivide per lo meno non le ritiene infondate. Naturalmente, anche qui posso sbagliare.
    Rimanendo al tema specifico di questo nostro scambio di idee (certamente bello e stimolante anche per me) riconosco che le Sue argomentazioni sono realistiche.
    Mi limito a un punto cruciale: “chi dovrebbe dare loro questa sicurezza?” Giusto. Provo a rispondere. Forse potrà servire l’esempio di tanti di noi normali Cittadini che vivono nella dignità del lavoro e nella rettitudine della coscienza civile, condividendo il consenso etico al dovuto rispetto di leggi giuste, nella libertà di una Società moderna.
    (Forse sarò anche stato un poco retorico.) Cordialmente. GM

    P.S. Lei mi ha messo la classica “pulce nell’orecchio”: cercherò in biblioteca quel Dialogo di Platone che cita, e lo leggerò. Poi magari, se Lei permetterà, le scriverò cosa ne penso.

  7. Grazie per le sue parole. Non sono particolarmente competente, ma certo sono molto appassionata.
    Le sue parole sulla dignità del lavoro e sulla rettitudine della coscienza civile sono assolutamente condivisibili.
    E lo è, sono lieta di averlo lasciato trasparire, l’insieme dei suoi scritti, perchè è chiaro che ciò che la anima non è risentimento, ma desiderio di uguaglianza.
    Ogni aspirazione in questo senso non può che vedermi d’accordo.
    Legga il Dialogo, gentile Giancarlo, e mi saprà dire.


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