Pubblicato da: chinonrisica | 19 aprile 2010

Massimo-Silvia-Massimo: ragioni a confronto

Tra la fine di marzo e la metà di aprile “Il Fatto quotidiano” ha ospitato un battibecco salace tra Massimo Fini e Silvia Truzzi. Lo riporto in forma di botta e risposta, perchè mi paiono interessanti le posizioni dei due giornalisti. Naturalmente non condivido le posizioni di Fini, che però, devo riconoscerlo, ha il coraggio di dire a voce alta cose che molti uomini pensano, senza dirlo. Per amor di pace, per vergogna, per correttezza politica, per falsità.
Diversi, complementari e opposti. Donne e uomini : perpetuarsi di vita e di contrasti.

DONNE RAZZA NEMICA di Massimo Fini

Le donne sono una razza nemica. Bisognerebbe capirlo subito. Invece ci si mette una vita, quando non serve più. Mascherate da “sesso debole” sono quello forte. Attrezzate per partorire sono molto più robuste dell’uomo e vivono sette anni di più, anche se vanno in pensione prima. Hanno la lingua biforcuta. L’uomo è diretto, la donna trasversale. L’uomo è lineare, la donna serpentina. Per l’uomo la linea più breve per congiungere due punti è la retta, per la donna l’arabesco. Lei è insondabile, sfuggente, imprevedibile. Al suo confronto il maschio è un bambino elementare che, a parità di condizioni, lei si fa su come vuole. E se, nonostante tutto, si trova in difficoltà, allora ci sono le lacrime, eterno e impareggiabile strumento di seduzione, d’inganno e di ricatto femminile. Al primo singhiozzo bisognerebbe estrarre la pistola, invece ci si arrende senza condizioni.
Sul sesso hanno fondato il loro potere mettendoci dalla parte della domanda, anche se la cosa, a ben vedere, interessa e piace molto più a lei che a lui. Il suo godimento – quando le cose funzionano – è totale, il nostro solo settoriale, al limite mentale (“Hanno sempre da guadagnarci con quella loro bocca pelosa” scrive Sartre). La donna è baccante, orgiastica, dionisiaca, caotica, per lei nessuna regola, nessun principio può valere più di un istinto vitale. E quindi totalmente inaffidabile. Per questo, per secoli o millenni, l’uomo ha cercato di irreggimentarla, di circoscriverla, di limitarla, perché nessuna società regolata può basarsi sul caso femminile. Ma adesso che si sono finalmente “liberate” sono diventate davvero insopportabili.
Sono micragnose, burocratiche, causidiche su ogni loro preteso diritto. Han perso, per qualche carrieruccia da segretaria, ogni femminilità, ogni dolcezza, ogni istinto materno nei confronti del marito o compagno che sia, e spesso anche dei figli quando si degnano ancora di farli. Stan lì a “chiagne” ogni momento sulla loro condizione di inferiorità e sono piene zeppe di privilegi, a cominciare dal diritto di famiglia dove, nel 95% dei casi di separazione, si tengono figli e casa, mentre il marito è l’unico soggetto che può essere sbattuto da un giorno all’altro sulla strada. E pretendono da costui, ridotto a un bilocale al Pilastro, alla Garbatella, a Sesto San Giovanni, lo stesso tenore di vita di prima.
Non fan che provocare, sculando in bikini, in tanga, in mini (“si vede tutto e di più” cantano gli 883), ma se in ufficio le fai un’innocente carezza sui capelli è già molestia sessuale, se dopo che ti ha dato il suo cellulare la chiami due volte è già stalking, se in strada, vedendola passare con aria imperiale, le fai un fischio, cosa di cui dovrebbero essere solo contente e che rimpiangeranno quando non accadrà più siamo già ai limiti dello stupro. Basta. Meglio soddisfarsi da soli dietro una siepe.

UOMINI, IL BUIO OLTRE LA SIEPE di Silvia Truzzi

In questo spazio, che il sabato ospita la rubrica Battibecco, ieri Massimo Fini ha scritto un’invettiva contro le donne, costituendosi alla prima riga: “Sono una razza nemica”. Afflitte, proveremo qui, con indulgenza, a rassicurarlo. Dice che abbiamo “la lingua biforcuta”, non accorgendosi delle troppe malvagità che il “maschio scrivens” ci dedica nel suo articolo. E poi: “L’uomo è diretto, la donna trasversale. L’uomo è lineare, la donna serpentina. Per l’uomo la linea più breve per congiungere due punti è la retta, per la donna l’arabesco”. Dobbiamo sentirci in colpa perché non siamo banali? “Al suo confronto il maschio è un bambino elementare che, a parità di condizioni, lei si fa su come vuole”: ma, cher ami, non si può prendersela con il “nemico” se ha affinato meglio l’arte della pugna. Certo: più difficile attrezzarsi per la battaglia, più semplice urlare al raggiro. Capitolo lacrime: pare si abbia, noi e voi, in dotazione il medesimo apparato di secrezione. Se ne produciamo in quantità maggiore è perché tendiamo a non spaventarci appena si affaccia un’emozione, come se fosse il babau. In più le lacrime migliorano la trasparenza ottica. E non è un male avere sguardi nitidi: così, quando ci guardate negli occhi (quando lo fate) si vede meglio. “Sul sesso hanno fondato il loro potere mettendoci dalla parte della domanda”. Naturalmente, per una legge economica, non è chi detiene l’offerta a dettare la domanda. Il potere comunque non è un peccato, basta usarlo bene. Le signore che con lo sciopero del sesso fanno finire la guerra del Peloponneso nella “Lisistrata” di Aristofane, insegnano. Sempre sul tema dell’eros: “La cosa interessa e piace molto più a lei che a lui. Il suo godimento è totale, il nostro solo settoriale, al limite mentale”. Sul piacere in effetti sembra sia vero: due fonti di godimento sono più di una (il pontefice massimo della sessualità, il dottor Sigmund, però sosteneva che quello clitorideo è infantile). È sull’interesse che si fatica a condividere l’affermazione, specie se giunge dal rappresentate di un genere che spesso, più che dal cervello, sembra farsi guidare da quell’organo che procura il piacere. É stata un terribile fitta al cuore, causa di un capogiro e conseguente mancamento, scoprire nel seguito dell’articolo che “da quando si sono finalmente “liberate” sono diventate insopportabili. Han perso, per qualche carrieruccia da segretaria, ogni femminilità, ogni dolcezza, ogni istinto materno nei confronti del marito o compagno che sia, e spesso anche dei figli quando si degnano ancora di farli”. Ma no, le carrierucce non sono da segretaria. Ci vengono “concessi” anche ruoli diversi. Talvolta capita anche di avere, nei giornali, la responsabilità di servizi e pagine: tra cui perfino questa, quella dei commenti del “Fatto”. E lo facciamo volentieri, perfino quando capita di dover titolare qualche corbelleria. Sul diritto di famiglia che accorda, in caso di separazione, il privilegio di tenersi figli e casa, bisognerebbe scrivere un trattato. Son cose che si sanno (tipo: i figli è bene che non siano costretti a cambiare casa, oltre che dinamiche familiari). Dovremmo davvero essere più generose dopo che lui, tra il filo interdentale e lo spazzolino, accidentalmente ci ha detto: “Scusa cara, volevo dirti che sto con Jessica da due anni. Sai, non ti amo più”. Anzi, “non ti amo più” non viene nemmeno proferito: l’amore è scansato come una terribile sfiga. È un sentimento pericoloso, inutile e nocivo: si rischia la “dipendenza”. Ma è la conclusione che svela la resa dei Fini: “Basta. Meglio soddisfarsi da soli dietro una siepe”. Oltre la siepe c’è, notoriamente, il buio…
s.truzzi@ilfattoquotidiano.it  

VIVA LE DONNE di Massimo Fini

Ho scritto che le donne “sono una razza nemica”. Non mi sono mai sognato di dire che siano inferiori a chicchessia. Se la lettrice Cristina Di Bortolo avesse letto il mio articolo con “un minimo di cervello” avrebbe capito che, al contrario, considero la donna, meglio: la femmina, molto più vitale del maschio.

È lei, che procrea, la protagonista del gran gioco della vita (quello reale, non quello virtuale) mentre il maschio è un fuoco malinconico e transeunte animato da un oscuro istinto di morte (“La donna è orgiastica, baccante, dionisiaca, caotica, per lei nessuna regola, nessun principio può valere più di un istinto vitale”). La donna è la vita, l’uomo è la legge, la regola, il rigore, la morte (il contrasto tra Antigone e Creonte in Sofocle). Non a caso nella tradizione kabbalistica, e peraltro anche in Platone, quando l’Essere primigenio, dopo la caduta, si scinde in due la Donna viene definita “la Vita” o “la Vivente” mentre l’Uomo è colui che “è escluso dall’Albero della Vita”.

È per riempire questo vuoto, per sopperire a questa impotenza procreativa (“l’invidia del pene” è una sciocchezza freudiana), che l’uomo si è inventato di tutto, la letteratura, la filosofia, la scienza, il diritto, il gioco regolato e il gioco di tutti i giochi, la guerra, che però oggi ha perso quasi tutto il suo fascino perché affidata alle macchine e anche perché in campo han voluto entrare pure le stronzette che pretendono di fare i soldati e vogliono fare, con i loro foularini, le corrispondenti di guerra (Ma state a casa, cretine, a fare figli. L’interesse della donna per la guerra è una perversione degli istinti. La donna, che dà la vita, non ha mai amato questo gioco di morte, tipicamente maschile. Ma ormai così è: le più assatanate guerrafondaie di questi ultimi anni sono state la Albright, Emma Bonino e quella pseudodonna e pseudonera di Condoleezza Rice). Della vitalità della donna fa parte anche la sua curiosità. Che può avere conseguenze catastrofiche. Ma è mai possibile che con tutte le mele che c’erano lei sia andata a mangiare proprio quella che Domineiddio aveva proibito? (da lì sono cominciati tutti i nostri guai, porca Eva). Comunque sia è vero che da quando si sono “liberate” si sono appiattite sul maschile, diventandone una parodia, e insieme alla femminilità hanno perso anche il loro fiore più falso e più bello, il pudore, per il quale valeva la pena, appunto, di corteggiarle.

Han perso la sapienza delle loro nonne alle quali bastava far intravedere la caviglia. Rivestitevi, sciocchine. All’uomo non interessa la vostra nudità, ma scartocciare, lentamente, la colorata e inquietante caramella anche se, alla fine, c’è sempre la solita, deludente, cosa. In quanto a Lisistrata, cara Truzzi, il suo sciopero del sesso fallì completamente. Perché le spose dei guerrieri continuarono a fare i consueti lavori di casa. Essere accuditi senza nemmeno avere l’obbligo di scoparle: l’Eden ritrovato. Inoltre ogni maschio bennato di fronte alla scelta fra la donna e la guerra non ha dubbi: sceglie la guerra (e persino il calcio, che ne è una metafora).

La lettrice Roberta Pesole mi confonde con quei nove milioni di uomini che, dice, vanno a puttane. Posso rassicurarla, nel mio “Di(zion)ario erotico-Manuale contro la donna a favore della femmina” ho scritto “pagare una donna per fare l’amore, c’è qualcosa di più insensato? Ma come, io faccio la fatica di scoparti e ti devo pure pagare? Ma siamo diventati matti?”. Infine nella mia vita ho conosciuto molte donne intelligenti, ironiche e anche autoironiche. Ma nessuna che non fosse permalosa. Come la valanga di insulti che mi è stata rovesciata addosso dimostra. ( Fonte: massimo fini.it)

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Responses

  1. mi ricorda quando da piccoli si diceva: i maschietti coi maschietti, le femminucce con le femminucce.
    Siamo adulti e non è cambiato niente. I maschi non possono essere toccati così come le donne. Articoli tutti e tre inutili.

  2. Non credo sia mai inutile l’apporto di chi esprime il suo pensiero. Si può non condividerlo( e devo dire che Massimo Fini mette a dura prova la pazienza umana con le sue parole, puro vetriolo), ma il dibattito è interessante. Almeno a mio parere.
    Sono i luoghi comuni che non possono essere toccati: le donne o gli uomini e molto altro.
    Chissà se siamo cresciuti davvero!


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