Pubblicato da: chinonrisica | 13 febbraio 2010

Lotta di classe

Normalmente le “classi” di cui mi occupo sono altre. L’intervento di Francesco al 15o Congresso Provinciale UIL-SGK dell’Alto Adige dello scorso 20 gennaio , però, è davvero intenso. E’ un onore, per il mio blog, il fatto che mi abbia permesso di ospitarlo.

LOTTA DI CLASSE

E’ in corso nel nostro paese, ormai da tempo, è bene che lo sappiate, una lotta di classe. Non quella che state immaginando. Non i poveri contro i ricchi. E’ in corso una lotta di classe all’incontrario: i ricchi contro i poveri!

Nei decenni passati, si era fatta strada e faticosamente affermata, l’idea di un sistema di aiuti e tutele che garantissero vita dignitosa a chi era povero. Si era addirittura affermata l’idea che il povero non fosse una specie umana inferiore: semplicemente, aveva mezzi economici non idonei a sfamare adeguatamente la famiglia o garantire istruzione sufficiente alla propria prole.
Era, perciò, considerato ovvio che i poveri andassero sostenuti attraverso aiuti economici; l’assegnazione di abitazioni, idonee alle esigenze del nucleo famigliare, a basso canone, appositamente costruite (case popolari); attraverso la creazione e l’offerta di posti di lavoro, realizzata incentivando gli imprenditori a impiantare fabbriche e attività economiche.
Si perseguì l’alfabetizzazione e la creazione di un sistema scolastico che consentisse adeguati livelli d’istruzione e la possibilità, per chi ne avesse voglia, di studi universitari che gli consentissero lavoro qualificato e promozione sociale.
L’iniziativa sindacale, poi, ha consentito che i lavoratori guadagnassero diritti e salari adeguati.
Gli uomini politici, nonostante il difetto di essere uomini, sapevano che il fine ultimo della politica è la promozione sociale: fare in modo che i poveri conservino la dignità, non si sentano inferiori. Questa è la condizione necessaria affinché un essere umano possa essere artefice della propria promozione sociale, protagonista della propria vita.
Non è più così! In pochi anni, molto è cambiato.
I lavoratori perdono diritti e salario. La Cassa Integrazione Guadagni, cui le imprese hanno fatto ricorso massicciamente, negli ultimi mesi, è spacciata come misura di tutela dei lavoratori. E’, invece, uno strumento di sostegno per le imprese.
Basti rammentare che, mentre il lavoratore in CIG, perde salario, le imprese guadagnano salario e contributi non corrisposti.
Il lavoratore non si vede ridurre proporzionalmente il canone d’affitto o la rata del mutuo. Il lavoratore non si vede ridurre proporzionalmente le tasse.
Se ha bisogno di cento proteine (invento, per fare un esempio), per non morire di fame (quelli che parlano forbito, dicono inedia), non è che gliene basteranno dieci. E le proteine hanno un costo, come sanno tutti quelli che non campano d’aria. Anche l’aria, però, non va bene: è inquinata e fa male ai polmoni.
Neanche ti puoi accontentare di pane e acqua. Il pane già costa parecchio, magari è fatto con farina radioattiva e l’acqua… privatizzata. Hanno privatizzato le reti di distribuzione dell’acqua!
Fra pochi mesi le guerre si faranno per l’acqua, altro che petrolio.
A creare posti di lavoro, non pensa più nessuno.
Qualcosa c’è, come sappiamo, per le donne. Quelle graziose, pronte a fare sacrifici, rinunciando a qualche capo d’abbigliamento e disposte ad accomodarsi sulle ginocchia di “papi”. Potranno fare le parlamentari o le ministre.
Le aziende sono rottamate, insieme ai lavoratori. Il lavoro, il posto di lavoro a tempo indeterminato, quello che ti faceva guardare al futuro con serenità, che ti faceva fare progetti per la vita, magari sposarti e mettere al mondo pargoli, non esiste più. Solo precariato, nessuna certezza per il futuro, nessuna speranza.
Ti dicono, però, che devi essere ottimista, solo con l’ottimismo si può uscire dalla crisi. Provate a pagare le bollette della luce con l’ottimismo e poi raccontatemi cosa è successo.
Qualche politico, fannullone certificato, sostiene che bisogna modificare la costituzione della Repubblica. Togliamo il riferimento al lavoro dell’articolo uno, sostiene. Probabilmente vuole scrivere che l’Italia è una repubblica fondata sul ladrocinio e abitata da un popolo d’imbecilli che, a dimostrazione di ciò, non lo hanno ancora costretto a farsi una passeggiata per Venezia, senza uso di passerelle, quando c’è l’acqua alta.
Case popolari non se ne costruiscono e quelle che ci sono si privatizzano. Succede nella vicina provincia autonoma di Trento. Il locale istituto delle case popolari è stato trasformato in società per azioni. Parti sociali consenzienti. La casa non è più un diritto, ma una concessione. Si stipulano contratti di tipo privatistico, quattro più quattro e dopo bisogna arrangiarsi.
E quando proprio non si può fare a meno di mettere a disposizione case popolari, si acquistano appartamenti sul libero mercato. Così, dicono, si calmiera il mercato. Ci vogliono raccontare che spendendo soldi pubblici per acquistare gli appartamenti, invenduti, costruiti da speculatori privati, si svolge funzione calmieratrice del mercato immobiliare.
E’ chiaro che l’obiettivo è favorire i ricchi.
La scuola pubblica è continuamente aggredita da finte riforme. Le chiamano riforme, ma l’obiettivo è di svuotare l’insegnamento dai contenuti utili all’istruzione di qualità. Dai programmi spariscono materie e ore, necessarie per un’offerta formativa accettabile.
Spariscono dalla scuola gli insegnanti. Non servono, dicono, costano troppo. La verità è che ai ricchi serve un popolo di ignoranti.
Solo i loro figli devono avere istruzione di qualità e possibilità di accesso ai posti di lavoro qualificato. Le scuole private, infatti, che possono permettersi i ricchi, funzionano benissimo e sono finanziate con soldi pubblici.
L’ultima riforma fiscale, di cui si discute, perché annunciata dal Presidente del Consiglio dei Ministri, ha lo scopo di ridurre le tasse a chi è ricco. Un reddito di 20.000 €, avrebbe risparmi fiscali per 200 euro l’anno. Un reddito di 100.000 €, avrebbe risparmi fiscali per 13.200 euro. Ci raccontano, però, che questa riforma aiuterà le famiglie di lavoratori e pensionati che, adesso, fanno fatica ad arrivare vicino alla fine del mese.
Privatizzata anche la Protezione Civile. Chi teme di restare intrappolato sotto le macerie di un terremoto o una valanga di fango, farà bene a contrattare i tempi e i costi dell’intervento dei soccorritori. Magari spunterà condizioni di maggior favore e se non sarà morto subito, avrà speranza di essere tirato fuori dalle macerie, ancora in vita.
Qualcuno dice che in Alto Adige le cose sono diverse. Forse, dico io, ma quando i ricchi avranno vinto la loro lotta di classe, in cosa sarà diverso l’Alto Adige?
Le probabilità che questa lotta di classe sia vinta dai ricchi, sono alte.
I ricchi hanno il vantaggio di essere ricchi, di controllare stampa e televisioni e la certezza che non perderanno la testa.
I poveri, ormai, lottano civilmente: non erigono ghigliottine, non assaltano i palazzi di governo e non tagliano più teste. Non scorrerà il sangue ma fiumi di lacrime, versate da chi non ha più gli occhi per piangere, se non facciamo, al più presto, qualcosa.
Nonostante, secondo me, la situazione sia compromessa, è ancora possibile intervenire. E’ possibile arrestare l’emorragia di diritti e salario che stiamo subendo.
Le aziende chiudono perché gli amministratori, piuttosto che pensare a farle crescere, si occupano solo del proprio arricchimento personale.
Se i lavoratori avessero voce in capitolo quando si decidono le strategie aziendali, molto probabilmente il numero di aziende in crisi o in chiusura, sarebbe notevolmente più basso.
E’ una mia idea, ovviamente, opinabile, ma credo che sia giunto il momento di ridiscutere la legge 300, lo Statuto dei Lavoratori. Bisogna che sia sancito per legge che i lavoratori partecipano alle scelte strategiche, nelle aziende dove sono occupati.
Possiamo chiederlo come sindacato e come cittadini. Possiamo avanzare proposte. Sono convinto che le organizzazioni sindacali, la nostra in particolare, che si fregia del titolo di sindacato dei cittadini, debbano mettere in agenda, per i prossimi mesi, non anni, le proposte per il rafforzamento dei diritti sindacali. Nuovi diritti e smettiamola con il balletto del politicamente corretto, per cui un pessimo amministratore, diventa un grande statista, solo perché vogliamo essere gentili!
Avviamo e portiamo a termine la trattativa per il riconoscimento del ruolo attivo dei lavoratori nelle aziende, ciascuno faccia la propria parte.
Avremo messo le basi per una società più equilibrata e solidale. Una società dove la povertà sia un ricordo di tempi lontani. Una società dove non si disprezzerà chi è meno fortunato e il ricco sarà propulsore della civile convivenza.
Francesco Mongioì
Esperto della Sicurezza sul Lavoro
Membro della segreteria UILCEM dell’Alto Adige

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