Pubblicato da: chinonrisica | 16 dicembre 2009

Povero Caimano

Emblematico l’atteggiamento di Sabina Guzzanti sul ferimento del Presidente del Consiglio.
Mi ha colpito il suo commento, perchè anch’io ho provato pena per gli occhi smarriti di un anziano spaventato ed insanguinato che lasciava la piazza con l’auto blindata, ma con il sangue che lo rendeva umano, veramente umano.
Mi inteneriscono gli uomini alle prese con il loro essere vinti dalla debolezza dell’umanità: mangiare, avere sonno o paura, essere feriti o sofferenti.
Non c’è rimedio alla biologia in questi casi: dovremmo ricordarcene quando soddisfiamo bisogni primari in modo superficiale, senza comprendere che, per molti, fare fronte a quegli stessi bisogni è difficoltoso.
Al politico Berlusconi non perdono l’ansia di impunità e lo sfascio morale che ( pur in buona compagnia di una sinistra che ama il potere più del governo della democrazia)ha portato nelle nostre istituzioni.
Ma all’uomo Berlusconi mando l’augurio di una guarigione piena, rapida e completa. Nella speranza che riconosca quanto grave può essere la violenza dell’esempio negativo, oltre a quella fisica.
Più visibile, ma meno subdola e pervasiva.

L’ATTRICE SULL’AGGUATO IN PIAZZA DUOMO
Sabina Guzzanti sul suo blog:
«Il premier aggredito? Mai più»
«Ho provato anche stima per la sua fierezza»

Il blog di Sabina Guzzanti
ROMA – «Sì mi ha fatto moltissima pena vedere Berlusconi ferito. Ho visto il volto insanguinato. Ho visto un vecchio ferito. Quando è uscito per vedere in faccia il suo aggressore ho provato anche stima per la fierezza e ho visto anche un politico, credo per la prima volta». Lo scrive Sabina Guzzanti sul suo blog, in merito all’aggressione subita dal presidente del Consiglio in piazza Duomo a Milano.

PENA NON RICAMBIATA – L’attrice spiega di essere rimasta sconvolta «da quelle immagini e ho provato pena anche se quest’uomo è quello che ci avvelena la vita da vent’anni, anche se ha distrutto il mio paese provo pena nonostante tutto perché sono umana». Si tratta però, puntualizza, di «quella stessa pena che Berlusconi non ha provato per le centinaia di persone pestate a sangue a Genova, per le violenze che subiscono immigrati, carcerati, i manifestanti di Chiaiano manganellati». Purtroppo, aggiunge Guzzanti, «dico che la pena, la solidarietà umana che io e credo molti di voi abbiamo provato non è corrisposta. Ho detto che noi abbiamo repulsione per la violenza anche nei confronti di un uomo che la pratica che è il mandante di tanti gesti di violenza. Non ci sono dubbi per me. Non avrei voluto che accadesse, non voglio che si ripeta».

SU INTERNET – «Berlusconi però non è stato ferito da un’organizzazione politica – prosegue la Guzzanti – è stato ferito da un uomo isolato mentalmente sofferente. Perché dobbiamo prenderci la responsabilità di questo gesto, come se in qualche modo venisse da noi? La risposta di Maroni – chiudere siti internet – è assolutamente arbitraria come al solito. Dove sono le prove che quell’uomo si sia ispirato a Internet e non al Tg5?»

15 dicembre 2009

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Responses

  1. Anch’io ho provato pene per l’uomo. Ma la sua uscita subitanea dalla macchina per farsi vedere la faccia, ha un significato ambiguo: può darsi che abbia voluto rassicurare i suoi sostenitori sulla sua salute, può darsi anche, da esperto mediatico qual’è. che abbia voluto immortalarsi in quello stato per raggiungere anche l’obiettivo di assurgere a vittima, piuttosto che artefice della situazione.
    Il tuo blog mi piace molto e ti sostengo da tempo.
    Ti va uno scambio di visite? in fondo penso che abbiamo grossomodo la stessa età.

  2. Mi correggo; volevo scrivere “pena”.

  3. Cara Paola, grazie del commento e dell’apprezzamento. Molte signore della nostra età hanno un blog. Mi piacerebbe riflettere sui motivi…. Visiterò il tuo con vero piacere, perchè leggo che hai provato il mio stesso sentimento per il vecchietto ferito. Sabina, tu, io e molte altre da quanto ho sentito.
    La misericordia delle donne è incredibile e, davanti all’umanità ferita, al sangue di un uomo, dimentica anche la brutalità dell’utulizzatore finale.


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