Pubblicato da: chinonrisica | 26 settembre 2009

Con antica passione

La critica costruttiva è sempre uno stimolo.
Benissimo ha fatto Antonio Di Pietro a replicare che prenderà sul serio le affermazioni di Flores D’Arcais, ma “di non fare di tutta l’erba un fascio”.
In IdV ho visto persone raccogliere firme al freddo, volantinare nei giorni di festa, quelli che tutti amiamo trascorrere in famiglia.
Ho conosciuto, nei miei undici anni di appartenenza, persone tenaci, libere e sincere : quando Antonio Di Pietro non votò la fiducia al governo di Giuliano Amato, unico coraggioso in tutta la maggioranza, ho capito che non avrei voluto essere rappresentata da nessun altro.Era il maggio del 2000. L’articolo che segue ricorda gli eventi

Di Pietro all’attacco
abbandona i Democratici
“L’Asinello sarà un simulacro di voti vuoti”
ROMA – Aveva detto che non avrebbe votato il governo Amato, è andato oltre: il simbolo di Mani Pulite, Antonio Di Pietro, lascia i Democratici. E il suo abbandono arriva mentre alla Camera è in corso il dibattito sulla fiducia e a poche ore dalla conclusione del lungo e appassionato discorso programmatico del nuovo premier, che cammina sul filo del rasoio dei voti per la fiducia. “Non perdano tempo – tuona Di Pietro – nè a minacciare nè a procedere ad espulsioni perché me ne vado via da solo e invito a seguirmi tutti i democratici veri, quelli cioé che finora hanno fatto i veri ‘asinelli’ portatori di voti, consensi, lavoro ed idee”.

E, a notte inoltrata, un altro piccolo segnale d’allarme per Amato è arrivato dalla lunga riunione del direttivo Ds che si è chiusa con un documento di sostegno al governo nascente che ha ricevuto 60 voti favorevoli e 12 contrari, tutti quelli della sinistra interna. Si tratta solo di un segnale, perché Crucianelli e compagni hanno subito fatto sapere che in Parlamento non faranno mancare il loro sostegno ad Amato. Ma è chiaro che anche nel maggiore partito della coalizione ci sono dubbi sull’operazione politica in corso. Tutti sono parsi molto preoccupati della necessità di dare alla maggioranza un’unità e una coesione che, allo stato, non sembra esistere.

Ma il gesto politico più importante resta quello di Di Pietro. Non era del tutto inatteso, viste le tensioni e le divergenze tra l’ex magistrato e Arturo Parisi sull’appoggio al governo Amato, e, probabilmente, non sposterà voti (Di Pietro è senatore e al Senato la maggioranza non ha problemi) ma dà uno scossone al centrosinistra, mentre è già iniziato il conto alla rovescia dei numeri del nuovo esecutivo. A Montecitorio il dibattito è ripreso da poco e si concluderà questa sera con il voto, mentre a palazzo Madama il confronto comincerà martedì e si concluderà mercoledì.

“La prima decisione suicida”, ha detto ancora il senatore del Mugello, “è quella di votare un governo a forte caratura craxiana. La seconda è quella di dare un ultimatum antidemocratico del tipo: “O voti come diciamo noi o ti cacciamo dal movimento'”. Quindi l’ex pm ha avvertito: “Farò recapitare nella sede neostaliniana del movimento le migliaia di lettere, fax e telegrammi, di militanti che condividono il mio dissenso: allora i Democratici potranno procedere conseguentemente alla annunciata epurazione di massa: una purga che finirà per rendere il movimento un simulacro vuoto di voti, consensi e senso della realtà”.

La Repubblica

E’ vero: nel partito c’è gente che non sempre apprezzo.Non credo
nella purezza di intenti di ognuno e forse il congresso nazionale
faticherà a restituire completa pulizia interna:proprio perchè molti di coloro che moltiplicano le tessere hanno posizioni di potere che tendono a difendere in tutti i modi.
Tuttavia gettare il cuore oltre l’ostacolo è tipico della nostra IdV, quella pulita, che è rimasta tale, fedele all’impegno preso con la sottoscrizione di una tessera “sincera”.
Lo abbiamo fatto molte volte, insieme ad Antonio Di Pietro. L’IdV cui appartengo è spesso rimasta sola, orfana di alleati inaffidabili, orgogliosa delle posizioni scomode. Il consenso di oggi è frutto di un impegno antico e lontano. Un impegno su cui alcuni si sono adagiati senza sforzo, ma che ha fatto nascere un partito che è cresciuto anche grazie alla fatica e alla sincerità di intenti di chi lavora ogni giorno, testimoniando l’ideale in cui crede.

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