Pubblicato da: chinonrisica | 26 maggio 2009

Valutazione ope legis

Dal ” Trentino” di oggi

 

In terra di autonomia, nell’ambito della scuola autonoma e davanti alla sempre più evidente disaffezione dei cittadini nei confronti della politica, suona come una beffa l’articolo 4 del Regolamento sulla Valutazione Periodica degli Apprendimenti, emanato nelle scorse settimane dalla giunta Dellai. E’ finalmente chiaro che la funzione del docente è, per il nostro esecutivo locale, quella di semplice assistenza, di pura presenza da calcolare in minuti, non in qualità, cui non delegare funzioni educative e culturali, che spettano sempre più alle varie agenzie di formazione, catapultate nelle scuole attraverso convenzioni con mamma Provincia. La dignità di professionisti cui spetta il compito di educare ( socraticamente meraviglioso!), istruire e valutare subisce attacchi continui da parte di una oligarchia di tecnici e di politici che, probabilmente, ha avuto con la scuola e gli insegnanti un pessimo rapporto personale. La valutazione, per la giunta Dellai, ” deve essere espressa nella forma di numeri definiti in decimi usando il quattro come votazione più bassa”. Nemmeno il regolamento sulla valutazione della tanto contestata Gelmini ha previsto una tale violazione del principio costituzionale della libertà di insegnamento! Ed immagino quale sdegno ( legittimo) avrebbe provocato qualora lo avesse inserito tra i suoi contenuti. Ricordo, da docente non più giovane,che il Ministero della Pubblica Istruzione ( allora si chiamava così) all’indomani dell’introduzione dei nuovi esami di Stato raccomandò ai docenti, con varie circolari, di utilizzare l’intera gamma dei voti espressi in decimi, per meglio differenziare le carriere scolastiche in vista della attribuzione dei crediti e della coerenza tra la valutazione finale e l’intero curriculum dello studente. Chi insegna ( ma anche chi impara! ) sa che c’è una differenza sostanziale tra un foglio bianco e un tentativo, magari ancora maldestro ma riconoscibile, di abbozzare un lavoro. La mancata gradualità in negativo appiattisce, mortifica e, peggio ancora, non stimola. Come pure il mancato riconoscimento dell’eccellenza. Mi piacerebbe vedere i miei ragazzi innalzarsi verso vette di apprendimento e di interesse da premiare con un dieci, ma, per farlo, a volte ho bisogno di un due.Che non è una patente di imbecillità, bensì un benefico segnale di momentanea inadeguatezza. Per contrastarlo dobbiamo lavorare insieme: famiglie, studenti e docenti. Se per il voto di condotta ( capacità relazionale?) accetto, pur non condividendole, le istanze pedagogiche alla base delle scelte peculiari effettuate in Provincia, per i contenuti credo di poter esprimere un dissenso netto dal regolamento territoriale. La libertà di scelta dei metodi di valutazione rientra in quella fondamentale libertà di insegnamento che abbiamo conquistato dopo il buio del ventennio e sancito ( reso sacra) nella Costituzione. Un conto è che i singoli docenti condividano ed applichino responsabilmente alcuni criteri di valutazione, adattandoli alle singole situazioni concrete per garantire la migliore omogeneità, un altro è pretendere che la votazione minima artificialmente innalzata, e soprattutto imposta ope legis, mostri una falsa eccellenza. Nascondendo la polvere dell’ignoranza ( e a volte della pura negligenza) sotto il tappeto dell’ipocrisia.

 

Invito i colleghi docenti  che volessero aderire ad una raccolta di firme per invitare la Giunta Provinciale ad un ripensamento sulla valutazione ope legis a contattarmi al mio indirizzo e-mail ferrari.giugni@alice.it.

La raccolta è già iniziata……

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Responses

  1. Beh, nulla di nuovo per le professionali: da anni gli unici voti possibili ai quadrimestri sono espressi non in numeri e sono i seguenti:

    gravemente insufficiente
    insufficiente
    sufficiente
    buono
    ottimo

    Tradotto in numeri potrebbe essere cosi’:

    4
    5
    6
    8
    10

    L’appiattimento e’ terribile, dannoso per gli alunni.
    Per quanto concordi che ci sia una profonda differenza fra un abbozzo di lavoro ed un foglio bianco, per cui bisognerebbe distinguere con una gamma di valori piu’ ampia, per mia sensibilita’ trovo ancora piu’ grave lo schiacciamento in alto: fra il sufficiente ed il buono, cosi’ come fra il buono e l’ottimo, c’e’ un abisso: appiattendo siamo troppo spesso costretti a premiare chi non se lo merita o a non premiare (o al contrario ultrapremiare) chi se lo meriterebbe (con torto per altri…).
    Se la valutazione serve non solo per presa di coscienza della situazione reale, ma anche come stimolo allo studente… che cosa vogliamo stimolare?

    Dietro pero’ c’e’ altro: inseguono un modello didattico in cui non si valuta piu’ con i numeri, ma si “certificano” le varie competenze in cui e’ declinata ogni materia, competenza per competenza. Non so se pero’ riusciranno a completare il cammino in questa direzione (che sembrerebbe richiesta dall’europa).
    Personalmente non lo condivido.

    Ciao!
    Mister_NixOS

  2. Sarà la febbre fuori stagione, ma sono pessimista sul futuro della scuola.
    Sono ancora del parere che il nostro lavoro dovrebbe essere diverso dagli altri, ma sempre più mi scontro con la realtà: non c’è nulla di diverso.
    Campanello, lezione, consigli, scrutini….niente discorsi peripatetici, niente sogni, niente al di là della semplice trasmissione di poche ed aride nozioni.
    Se questo è il futuro sono lieta di invecchiare.


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