Pubblicato da: chinonrisica | 18 maggio 2009

Circolo vizioso

I dati OCSE sui salari italiani mi inducono a riprendere questo post da blog del Presidente Di Pietro. Da anni ormai il lavoro, e la sua valenza sociale ed economica, è frustrato dalla corsa al denaro facile dei quiz e delle carriere televisive o cinematografiche. Ora con lavoro poco pagato e capitali scarsi rischiamo di innescare quello che gli economisti chiamano il” circolo vizioso della povertà”. E quanto pubblico a seguire non ci consola….ma forse può stimolarci a reagire con dignità, almeno nel voto.

 

Nei primi tre mesi del 2009 il prodotto interno lordo (Pil) dell’Italia ha subito una variazione su base annua pari a -5,9%. Per il governo non c’è problema, era tutto calcolato, e poi la crisi è mondiale e quindi “mal comune mezzo gaudio”. Qualcuno ha perfino detto “c’è un rallentamento del peggioramento”, sofismi difficili da raccontare alle migliaia di lavoratori che hanno perso il lavoro e che lo perderanno da qui a fine anno.

Il governo ha gestito male la crisi con manovre tardive, inefficaci che spesso hanno anche aggravato la situazione. Se chiedessi ad un cittadino:“mi dica cosa ha fatto questo governo per metterle dei soldi in tasca?” Più della social card non credo saprebbe rispondermi, ..ignorando tra l’altro che l’ha avuta un cittadino su tre degli aventi diritto!

Il governo non si è occupato di crisi economica ma di bavaglio alla giustizia, di intercettazioni, di lodo-salvapremier, di ronde, di Impregilo, di Eni, di Cai, di Raiset e di altre vicende private e parapubbliche che nulla hanno a che fare con il benessere dei cittadini.

E’ vero, la crisi è mondiale, ma gli altri Paesi all’uscita dal tunnel troveranno le energie rinnovabili, un’industria risanata, un sistema finanziario concorrenziale e sotto controllo, nuove relazioni internazionali, e nuove opportunità di una nuova economia. L’Italia, invece, si ritroverà il nucleare di Berlusconi, decine di inceneritori, un territorio cementificato dal partito dei costruttori, un’economia in mano ad un clan affaristico molto ristretto ed un sistema bancario pressoché monopolistico, in un Paese dove mancheranno i più basilari diritti umani e libertà democratiche. E’ qui la differenza tra la crisi mondiale e la crisi nostrana.

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