Pubblicato da: chinonrisica | 26 aprile 2009

Le città degli uomini

Da una lettera al TRENTINO, con una bella risposta di Franco de Battaglia, la mia idea di città:
Mi piace pensare alla città come ad un nucleo attivo, come un unicum per chi ci vive, in cui ciascuno lascia un po’ di sè, per una breve visita o per una vita intera.
Mi diverte visitare, in una città, anche le vie periferiche, immaginare il modo con cui gli abitanti si divertono , si spostano, lavorano, fanno la spesa.
La città  è un luogo nato da necessità di convivenza e di protezione e Il modo con cui gli uomini hanno organizzato questo binomio è spesso sorprendente. Le strade e le piazze non sono mai casuali e comprenderne l’esistenza, migliorarne la funzionalità deve essere ,per gli urbanisti, un compito affascinante.
Dopo decenni in cui si immaginava che  la grande metropoli fosse” l’unico deserto alla portata dei nostri mezzi.“, si è tornati a credere ad una città che si occupi della “felicità urbana” dei suoi abitanti. Parchi e case, edifici  pubblici e piazze devono farci sentire bene, parlare al nostro cuore e lasciare spazio alla creatività.
Nella città, quindi, deve esserci posto per la vita  di tutti noi : lavoro, ma anche divertimento, meditazione e cultura.
Al contrario di ciò che fu la città negli anni del boom economico, oggi si ritorna ad immaginarla  vivibile ed accogliente. La giungla d’asfalto degli anni ’50, tenebrosa e tentacolare,è sostituita, almeno nei desiderata di chi l’ amministra, da una città “a misura d’uomo” , per usare un brutto luogo comune, ormai vuoto di significato.
E’ il ritorno delle piazze, anche in periferia, come luoghi di incontro, dei cortili restituiti ai (troppo pochi) bambini, delle piste ciclabili, delle panchine diffuse e comode.
Vivere bene in una città la rende più sicura: potersi muovere in libertà garantisce la libertà di tutti. 
Parigi, Milano, Bogotà e Città del Messico hanno creato spazi per spiagge fluviali,solarium,  piccoli locali per il ballo: i loro amministratori  stanno tentando di modificare l’anima dello spazio urbano.Molti studiosi sono convinti che le città possano essere il motore di una crescita non soltanto economica.
Così come i nostri antenati sceglievano i nuclei abitati per difendersi dagli animali feroci e si sentivano meno soli e più forti, insieme, così anche noi, dopo gli anni delle psicosi da solitudine urbana, abbiamo bisogno di interazioni positive.
Usciamo dalle auto e camminiamo, visto che la nostra città e le sue piccole distanze lo consentono! Abbiamo bisogno di sentirci vicini e uguali, di bellezza,di un saluto. E paradossalmente la crisi potrebbe aiutarci, facendoci riscoprire l’uso dell’autobus, della bicicletta, del percorso a piedi.
La città come volano economico di felicità, di scambi ritrovati, di vicinato finalmente solidale. Forse è vero che gli uomini fanno non solo le case, ma soprattutto le città.
 
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