Pubblicato da: chinonrisica | 4 aprile 2009

Brunetta da strapazzo

Qualcuno dovrà dire al ministro Brunetta che la sua crociata potrebbe essere ambientata, con i tempi che corrono, in Pakistan o nell’Afghanistan talebano.

Dopo l’aumento dell’età pensionabile e le bacchettate sulle signore che fanno la spesa, potremmo continuare con la pubblica gogna per le assenze a causa delle malattie dei figli o con le decurtazioni di stipendio per le aspettative da maternità.

Un ministro, gentile Brunetta, dovrebbe preoccuparsi di migliorare le condizioni di vita dei cittadini ( e delle cittadine) non enfatizzare come mostruosità i rimedi e le strategie inventate per porre un freno alla drammatica carenza di attenzione dello Stato verso la vita delle donne con famiglia.

Non giustifico affatto il tempo rubato al lavoro per fare la spesa, e nemmeno le diseguaglianze sull’età pensionbile. Ma , come dico spesso, partiamo da condizioni di uguaglianza per pretendere uguaglianza di traguardi.

Mi piacerebbe che un marito, tornando a casa e chiedendo che cosa c’è per cena si sentisse rispondere:” non so, che cosa hai preparato?” da una sessantenne, lavoratrice senza borse di plastica tra le mani.

Splendida Natalia Aspesi su “La Repubblica” di ieri, che riporto di seguito:

Quando un uomo, anche se è un ministro come Brunetta, ficca il naso nei tempi delle donne e dice la sua e suggerisce, consiglia auspica o proibisce, vuole dire che non ha la minima idea di come esse vivano.

Di quali responsabilità siano gravate, di quanto siano sole nell´organizzazione pratica della famiglia, di quante a molte pesi non poter far carriera proprio perché la spesa qualcuno deve pur farla, e chissà come, nove volte su dieci tocca a loro. Anche se sono dipendenti statali. Facile fare il padrone, il capufficio, il ministro maschio che può dire «non voglio più»: di sicuro non vorrebbero neanche le donne, perché sanno che quel tran tran di corsa, cariche di odiosi sacchetti di plastica, allunga la distanza verso una promozione, le mette in condizione di inferiorità rispetto ai colleghi che al massimo, tranne qualche eccezione, se se la svignano dai famosi tornelli è per bere un caffè. Ancora più antipatico è sgridare le donne che lavorano come se fossero delle sciocchine perditempo, per trovare una scusa in più, in questo caso assurda, per mandarle in pensione più tardi, quando vanno gli uomini.
Vai a fare la spesa nell´orario di lavoro? Allora ti meriti di lavorare cinque anni in più, è questo il ragionamento dello scintillante ministro maschio che praticamente si sente padre padrone di intere categorie umane, e le bastona, metaforicamente, per rimetterle in riga. Può essere giusto ritenere disdicevole lasciare il lavoro per andare al supermercato, può essere anche logico pensare che l´età pensionabile dovrebbe essere uguale per tutti, uomini e donne. Ma dipende in che paese lo dici e lo pretendi, secondo il comportamento dei suoi uomini e i servizi che lo Stato assicura. Va bene forse in Svezia, (ma anche lì non sempre) dove già dalle scuole elementari i bambini ambosessi imparano i lavori domestici e dove l´assistenza alle lavoratrici, alle madri, ai bambini, a tutti, è estesa.
Delle famose pari opportunità rappresentate da noi da un gentile ministro che per sua fortuna di opportunità ne ha molte oltre la parità, se ne parla da decenni, un po´ ottenendole e un po´ perdendole, soprattutto ritagliandole a caso dove possibile. Siamo d´accordo che la spesa sarebbe meglio farla fuori dall´orario d´ufficio, anzi saremmo molto più contente di poterla fare con agio, confrontando prezzi e offerte, senza dover affannarsi per non perdere tempo. Ma chissà se il ministro maschio ha mai seguito una lavoratrice del tipo che disprezza per fannullaggine, di quelle che vanno e vengono per ore su autobus e treni, che portano i bambini a scuola dopo aver rassettato la casa, che al ritorno cucinano e stirano e fanno fare i compiti e fanno i conti per poi trovare il tempo di pagare le bollette e portare i bambini dal dentista, a preoccuparsi per i genitori, e curare il marito che solitamente, a 37,2 di febbre, si dichiara moribondo. Certo ci sono mariti che si danno da fare e sono più abili di una colf, ma anche quelli che si stravaccano davanti alla televisione in attesa che l´ingranaggio domestico funzioni perfettamente in mano probabilmente ai famosi magici sette nani.
Allora il ministro maschio dovrebbe ribaltare il senso delle sue villanate; non, prima lavori sino a 65 anni e non fai la spesa quando sei al lavoro, poi con i soldi che risparmiamo (non danno più lo stipendio?) ti diamo i famosi ammortizzatori sociali che nessuno sa bene cosa siano. Come se lo dicesse la Littizzetto: ministro, cominci a mettere le donne in condizione di non doversi sbattere tutto il giorno per stipendi modesti magari fornendo ogni indispensabile servizio sociale, poi chieda loro di fare la spesa dopo il lavoro e di lavorare qualche anno in più. Lei fa parte di un governo delle libertà (anche se praticamente le sta togliendo tutte), efficiente, moderno, sorridente, in grado di superare ogni crisi: cominci allora anche lei a non dire cose da anni ´50, a frenare il suo fastidio per le donne, che non si usa più, neppure tra ministri. Quanto alle ragioni per cui le donne vincono i concorsi ma non fanno carriera, la ringraziamo di averlo notato e di essersi chiesto come mai: sapesse quanto se lo chiedono anche loro, con grande amarezza, ma tutte le risposte risultano insufficienti e bugiarde.

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