Pubblicato da: chinonrisica | 1 aprile 2009

Burqua forever

Alrto che 8 marzo!Ci vorrebbe un ’48! Ecco le “novità” per la primavera-estate 2009:

 

Afghanistan, legge legalizza stupro della moglie. Frattini: Karzai smentisca Il ministro Carfagna: donne afgane umiliate Fiaccolata a Montecitorio mercoledì sera 

 Una legge che legalizza lo stupro in famiglia in cambio dei voti dei talebani sciiti in Afghanistan. Secondo fonti dell’Onu, il presidente afgano avrebbe firmato una nuova legge sul diritto di famiglia, che in sostanza legalizza lo stupro nell’ambito del matrimonio e impone alle donne di chiedere al marito il permesso per uscire di casa. Il permesso dei mariti servirà anche per andare al lavoro, studiare o recarsi dal medico. E in ogni caso la moglie non potrà rifiutarsi di aver rapporti coniugali con il marito. Un documento informativo preparato dall’United Nation Development Fund for Women denuncia intanto che la nuova legge affida la custodia dei figli solo al padre e ai nonni maschi. La legge ha innalzato l’età minima per il matrimonio delle donne da nove a 16 anni. Peggio delle leggi dei talebani. Il nuovo codice della famiglia è stato elaborato solo per la minoranza sciita per aumentare i consensi elettorali ad Hamid Karzai nelle prossime presidenziali. Oltre alla denuncia dell’Agenzia delle Nazioni Unite, ci sono state anche le proteste di alcune parlamentari afgane, proprio nel giorno in cui la segretaria di Stato Usa Hillary Clinton sottolinea, dalla conferenza dell’Aja, che i diritti delle donne in Afghanistan sono un motivo di «assoluta preoccupazione» e che «non si può sviluppare un paese se metà della sua popolazione viene oppresso». La legge, che ha avuto una rapida accelerazione dopo essere stata ferma per un anno in Parlamento, è «peggiore rispetto a quella dei Talebani – sintetizza la parlamentare afgana Humaira Namati, citata dal quotidiano britannico The Guardian che, insieme all’Independent, ha reso nota la notizia. I voti dei moderati. La legge servirebbe al presidente Karzai per assicurarsi i voti di settori conservatori, come le minoranze hazara e sciita, alle elezioni presidenziali di agosto. La vicenda appare imbarazzante per il governo Karzai e la comunità internazionale impegnata nella normalizzazione del Paese. A favore gli sciiti, contrari i sunniti. Per Afzal Nooristani, direttore della Legal Aid Organization of Afghanistan (LAOA) e avvocato attivo a Kabul nella difesa dei diritti umani, la legge serve per attuare l’articolo 131 della Costituzione afgana, secondo il quale gli sciiti hanno il diritto di vedersi applicare i principi della propria scuola giuridica nelle questioni di natura personale. Ma lo fa, precisa, venendo incontro alle influenze dell’Iran ed alla parte più conservatrice di quella comunità, che coincide con l’etnia Hazara. Tanto che a suo avviso i vantaggi elettorali per Karzai non sono affatto garantiti, visto anche che la legge «non farà felici» i Talebani sunniti, notoriamente ostili agli sciiti. Certo è che la legge, sostiene, «entra in conflitto con il codice civile in vigore, i diritti umani ed il diritto internazionale». Frattini: Karzai smentisca o chiarisca. Il governo afgano deve «smentire o chiarire – dice dall’Aja il ministro degli Esteri Frattini – perchè si tratta di una legge, che, se confermata, mortifica il ruolo delle donne nella società. E se si parla di onorevole riconciliazione – aggiunge Frattini – ci sono comunque limiti che non possono essere superati e i principi della Costituzione afgana non possono essere messi in discussione». Fiaccolata di solidarietà a Montecitorio. «Solidarietà alle donne afgane umiliate – giunge dal ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna -. Viene da chiedersi se Karzai sia pro-occidentale o talebano», tuona la parlamentare del Pdl Souad Sbai, invitando le donne a partecipare alla fiaccolata organizzata per domani da Acmid-donna di fronte a Montecitorio. Commenti sdegnati giungono anche dal Pd, con Rosa Villecco Calipari che si chiede «se le modalità del sostegno della comunità internazionale e specialmente dell’Italia alla democrazia afgana siano efficaci», mentre Roberta Pinotti ricorda che proprio all’Italia «è stato assegnato un ruolo nella ricostruzione del sistema giustizia» in Afghanistan. Soldi italiani per la giustizia afgana. Ancora più netto il Cisda, coordinamento a sostegno delle donne afgane cui fanno capo cinque associazioni della società civile. «Il governo italiano, che sta pagando con milioni di euro la riforma del sistema giudiziario afgano, dovrebbe una volta per tutte rendersi conto del fallimento del suo progetto», sottolinea una nota, ricordando come la Costituzione afgana, che pur sancisce la parità tra uomo e donna, al tempo stesso prevede che non vi possa essere contraddizione con la Sharia, dando così spazio ad interpretazioni fondamentaliste. Conferme dal governo afgano. Il ministero della Giustizia ha confermato che Karzai ha firmato la legge a marzo, ma ha aggiunto che il testo non verrà pubblicato fino a quando non verranno risolti alcuni «problemi tecnici».

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Responses

  1. Letto anche io. Mi ha rattristato. Riflettendo questi giorni non so se maggiormente una certa cultura di quei posti o quella di certi che pensano che si possa cambiarla con la guerra.
    Lette le dichiarazioni degli USA di questi giorni su Pakistan e Afghanistan?
    Lanceranno un’altra guerra… e forse di nuovo i diritti delle donne costituiranno un’altra scusa per poter attaccare, per importare… lasciamo perdere…
    Mister_NixOS

  2. I diritti delle donne sono alibi.Proprio perchè non interessano a tutti come dovrebbero, sono diritti continuamente messi in discussione.
    E sono spesso le stesse donne a credere che si tratti, in fondo,di un tema marginale.
    Riconosciamo a noi stesse dignità minore e minore considerazione. Sopportiamo l’ambizione di un uomo, ma non la tolleriamo in un’altra donna. Ci riconosciamo sorelle nella sfortuna e ci compiangiamo nelle piccolezze. Ma riconosciamo noi stesse solo nella considerazione che un uomo ci offre. Allora il burqua sarà perpetuo ed autoinflitto.
    Non bastano le guerre ( degli uomini) : ci vogliono le rivoluzioni culturali ( delle donne, in primis delle madri).


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