Pubblicato da: chinonrisica | 26 marzo 2009

Sicurezza sul lavoro…diciamolo in poesia

 

“… la poesia diviene allora strumento per promuovere e incentivare quella cultura della sicurezza necessaria per incrementare la consapevolezza e la percezione del rischio intrinseco nel lavoro”.

                                              

 

 

 

POESIE PER NON DIMENTICARE

 

Primo concorso di poesia organizzato dall’INAIL e dall’Anmil di  Cremona. I vincitori.

 

 

 

                                                                                                         

                                               Dedicata a Rosi e a tutte le vittime dell’asbestosi

 

A ROSI

 

Era un lavoro

per farti una casa

di rossi mattoni

e tendine cucite

con aghi di refe

e d’amore.

Hai avuto

una casa di legno

e aghi d’amianto

han cucito il respiro

e il tuo cuore.

 

Federica Longhi Pezzotti

 

 

                                                               La Ferriera alla periferia della mia città, ormai ha chiuso i cancelli…

Ma quanto lavoro faticoso ha lasciato a testimonianza…

Gli anni passati non si dimenticano e camuffata in questa poesia

c’è una storia che davvero in qualche modo le somiglia…

 

 

 

LA FIAMMA OSSIDRICA

Salda, ragazzo, rischia la fiamma fra le mani

sulla lamiera dal grigio spessore della nebbia

che viene dai campi della tua periferia.

Salda, che il ferro è contento di spandersi

e in lingue bluastre scintillanti

fa saltare le schegge

ormai a cascata

come fuochi d’artificio bonsai

Fallo

che dopo domani ti sposi

– forse –

Più che altro è quel dolore al cuore

quella punta felina

come un diamante di ferro

trapassa l’armatura

stesa sopra il tuo petto

corazza sicura del lavoro

Più che mai è quel diamante

a trattenerti per terra

riesce a non farti alzare

da quel lago rosso di firmamento

che ti sommerge

– o Amore che non sai nuotare fra le stelle –

Non si muore prima delle nozze

lo ha detto il Guardasigilli

che nessun scappi il giorno della vigilia

lasciando la sposa incustodita!

– o Amore che non sai ascoltare –

 

Lina Francesca Casalini Maestri

 

 

 

 

 

IL VIAGGIO

Ti ho visto arrivare al posto libero,

il tram dondolava, hai appoggiato le braccia piegate

al sedile davanti a te e poi sopra la testa ricciuta,

gli occhi già chiusi nel sonno, la pelle giovane e scura.

Appena in tempo a Cordusio sei scattato all’uscita,

la mano stretta alla busta di plastica, traspariva

una maglietta arrotolata e un grosso pezzo di pane

non incartato.

Stropicciandoti gli occhi sei corso, il grande sorriso aperto fiducioso

all’uomo che fumava all’angolo,

che senza parlare ti ha girato le spalle,

in un attimo eravate già lontani.

Le sirene lacerano lacerano lacerano e poi

muoiono là in fondo nell’aria luminosa.

Nel silenzio ti vedo ora, ma sei proprio tu che stai dormendo ancora?

 

Attilia Mazzini

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Responses

  1. “Pensava alla sua bambina, mentre lavorava,
    quella mattina: non le avrebbe pettinato i riccioli color del miele.
    Sempre così, col turno del mattino: lasciava la piccola in compagnia dei sogni di fiaba.
    Sempre così, durante il lavoro: i pensieri lontani, a proteggere la sua bambina.
    Sempre così: al lavoro, aspettando il momento in cui avrebbe accarezzato i riccioli morbidi.
    Quella mattina, però… la macchina pretendeva la sua attenzione, voleva i suoi pensieri e, per vendetta si prese la sua mano.
    Da quella mattina, non ha più la destra per accarezzare la sua bambina: solo lacrime e sofferenza e disperazione, per aver pensato troppo alla sua bambina.

    -Ieri, mentre parlavamo di miglioramenti alla legge sulla sicurezza sul lavoro, il governo emanava provvedimenti che peggiorano la normativa.
    Sono io che vivo nel migliore dei mondi possibili, ma virtuale, o è il peggiore dei mondi possibili che, ormai, ci ha preso la mano?

  2. Parafrasando qualcuno, la seconda che hai detto.
    Tratteniamo il bello che è in noi, le buone cose che riusciamo a vivere e a provare.
    Non avremo altro, perchè il peggiore dei mondi possibile ha catturato cetezze, diritti, sentimenti ed umanità.
    Solo indignandoci, lo diceva Orlando, riusciremo a fare in modo che almeno la nostra coscienza sia salva. Potremo dire di averci provato, di averci creduto. Ma non so se potremo diredi esserci riusciti.


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