Pubblicato da: chinonrisica | 12 febbraio 2009

Quis custodiet ipsos custodes?

L’annuncio è di quelli che fanno paura. Il Presidente della Corte dei Conti comunica che la corruzione nel settore pubblico non è diminuita, anzi; e i controlli sono insufficienti.

In questo panorama inquietante si inserisce il testo dell'”emendamento Vizzini”, presidente della Commissione affari costituzionali ,ex socialdemocratico oggi in Forza Italia, che vorrebbe ridurre i magistrati eletti dai propri colleghi all’interno del Consiglio di Presidenza dagli attuali 10 a 4. Più che dimezzati, cioè, per far aumentare il peso politico dei componenti eletti da Parlamento. Gian Antonio Stella, su Finanzaonline, descrive  ciò che sta accadendo nell’articolo che incollo a seguire.

 I fatti sono stati duramente stigmatizzati anche da Antonio Borghesi e dallo stesso Presidente Di Pietro.

Vigiliamo, perchè in Trentino, quatti quatti, stanno tentando di aggiungere, all’ indecenza del TAR, anche una analoga nomina politica di parte della sezione locale della Corte dei Conti.

 Chi sorveglierà i custodi?

“Partiamo dal fatto che i controlli sono sempre di meno, a volte ci sono dei controlli alle amministrazioni comunali, su quelle regionali eccetera, che adesso sono spariti, e la Corte dei conti è rimasto l’ultimo grande baluardo contro un certo tipo di sprechi. Non che funzioni bene! Costa tantissimo, cinque volte di più della Corte dei conti spagnola tanto per capirci, in alcune parti del Paese funziona decisamente male, però nonostante tutto è comunque un organo di controllo che argina alcune porcherie.
Si occupa un po’ di tutto: dalla Croce rossa alle Regioni ai Comuni eccetera. E’ successo che come tutti gli organi della magistratura, ordinaria, amministrativa, Tar e Consiglio di Stato, anche la Corte dei conti ha un organismo di autogoverno proprio per essere sottratta, come le altre magistrature, al controllo e alle interferenze della politica. Tradizionalmente e per legge, questo organo di autogoverno è presieduto da un presidente che viene scelto dalla politica, questo è vero, ma dentro una terna di proposta da un organo di autogoverno che equivale al CSM, per capirci, della magistratura ordinaria. Il consiglio di presidenza dava una terna e il governo sceglieva chi voleva all’interno di questa terna. Ora è chiaro che se tu vai a cambiare la composizione del consiglio di presidenza nel suo insieme, il consiglio di presidenza più politicizzato darà una terna diversa di quella ce dava prima, in cui il governo, di fatto, avrà modo di scegliere il suo preferito in maniera più diretta di prima. Ed è esattamente quello che sta succedendo.
Con un emendamento inserito nella legge Brunetta, direttamente proposto direttamente dal presidente della Commissione affari costituzionali Carlo Vizzini, ex ministro social democratico oggi in Forza Italia, si vorrebbe stravolgere il Consiglio di presidenza e quindi ridurre i magistrati eletti dai propri colleghi da dieci a quattro, quindi più che dimezzati! In questo modo avrebbero sempre più peso i vertici e avrebbero più peso gli eletti dal Parlamento perché a quel punto sarebbero quattro magistrati eletti dai colleghi, due esperti piazzati là dal Senato, due esperti piazzati là dalla Camera, perciò POLITICI, più i vertici della Corte dei conti, più il capo di gabinetto e il segretario, e di fatto parliamo di funzionari, sia pure fra virgolette, lo dico, che sarebbero più esposti, diciamo così, alle interferenze della politica. Questo è il giochino.
Contemporaneamente il presidente del Consiglio di presidenza e della Corte dei conti (perché le cose coincidono) avrebbe un sacco di poteri in più e di fatto diventerebbe il dominus di tutta la situazione. La cosa a quel punto diventerebbe particolarmente grave perché fra le attribuzioni che verrebbero date al presidente, che solo lui da solo (!!) da solo può decidere, se dare o non dare quell’incarico extragiudiziale, il che vuol dire incidere direttamente sui soldi, sullo stipendio, sulla carriera dei magistrati della Corte dei conti. Se un magistrato fosse chiamato a fare il capo di gabinetto alle corti di un ministro può cumulare i due stipendi: lo stipendio di magistrato della Corte dei conti e lo stipendio di capo di gabinetto, senza più il tetto massimo di 289 mila euro che era stato deciso dal governo Prodi per gli alti dirigenti ministeriali. Il che vuol dire che concedere o non concedere di fargli fare il capo di gabinetto, gli cambia il reddito di 200, 300, 400 mila euro l’anno. Il che significa essere padrone della sua carriera. Contemporaneamente è sempre il presidente del Consiglio di Stato e della Corte dei conti che decide quale magistrato Tizio piuttosto che Caio può fare un arbitrato. Il che vuol dire che siccome facendo l’arbitrato puoi guadagnare anche mezzo milione di euro o addirittura un milione di euro se l’arbitrato è particolarmente sontuoso, ancor di più incidere sulla carriera dei sottoposti. Il che vuol dire che il presidente del Consiglio di presidenza diventa di fatto il padrone dei sottoposti. E questo, siccome questo è un Paese in cui tutti teniamo famiglia, vuol dire che di fatto, il presidente del Consiglio di stato diventa il padrone di tutto, decide lui a chi dare o a chi non dare le inchieste, decide lui su cosa puntare, se sulla corruzione piuttosto che su altre cose… Insomma la Corte dei conti, di fatto, finirebbe sotto il controllo del governo. Ci si dirà che all’estero succede di continuo! In America è vero che i magistrati, i capi della polizia eccetera vengono scelti dalla politica. Però l’America è un paese diverso in cui c’è della gente che pur essendo scelta da questo o quel politico, se poi lo deve mettere in galera lo sbatte in galera. Purtroppo questo non è, diciamo così, nelle tradizioni del nostro paese per cui di tutto ciò c’è da essere molto molto molto diffidenti.”
Gian Antonio Stella

opinionist75 non  è collegato  
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