Pubblicato da: chinonrisica | 9 febbraio 2009

Un consumo che ci consuma

Da L’Adige di sabato 7 marzo
Che i giovani di oggi bevano non è un mistero nè una novità.
Capita di incrociarli alla cassa del supermercato, con occhi spenti e le birre in mano.Ed è inevitabile notare la quantità di bottiglie e lattine vuote, abbandonate lungo il marciapiede e vicino ai cassonetti.
Bevono di sera, ma anche di giorno, nei parchi pubblici e in prossimità dei locali  più discreti e compiacenti.
Se il divo holliwoodiano che pubblicizza il liquore è vincente e conquistatore, perchè non potrebbe essere lo stesso  per gli altri? E se la top model  più elegante sorseggia qualcosa di squisito , restando bellissima , perchè non dovrebbe essere altrettanto per il resto del mondo? Messaggi che arrivano nelle nostre case in ogni momento, tra l’indifferenza generale o meglio,tra l’assuefazione e la noncuranza.
L’alcool è un nemico subdolo e trascurato. Consola e protegge, costa poco ed illude. Colpisce i più deboli:  giovani e anche molte donne, stando alle statistiche. Gode della tolleranza di una cultura  tradizionale, che dava al bicchierino il ruolo di tonico, di convivialità, di premio. La sbronza era  vista come prova di virilità,come ingresso nell’età adulta, rigorosamente vietata alle donne, che hanno sempre bevuto di nascosto e in sordina, come per molte altre attività.
Ma quando alla tradizione si sostituisce il business e qualcosa di potenzialmente mortale diventa diffuso ed accessibile, allora le cose si complicano. Bere, di tutto e a dismisura, non è più nemmeno un piacere, diventa solo un rito di appartenenza, un modo per non restare soli e non essere emarginati. O per sfuggire ad una realtà difficile da accettare.
Che difesa abbiamo, famiglie disorientate e scuola inadeguata,per combattere un nemico così pervasivo ed accattivante? Se penso all’impari lotta tra le immagini che illustrano le meraviglie di un aperitivo e le parole di noi tutti,insegnanti ed esperti nel contesto di un’aula , piangerei per lo sconforto.
Una lotta diseguale, tra la civiltà dell’immagine, del messaggio trasgressivo e colorato e quella della parola, spesso inserita in contesti di noia, di obbligo, di imposizione.
Ma non altrettanto potrebbe dirsi per la prevenzione. Ad affiancare quanto di buono è stato già fatto per proibire la vendita e il consumo ai minori, si potrebbero vietare le pubblicità degli alcolici ed obbligare i produttori a scritte informative sulle bottiglie, al pari di ciò che avviene oggi per le sigarette.
Forse è un consiglio in controtendenza per questi tempi di crisi, perchè immagino che anche chi fabbrica o pubblicizza alcolici produca PIL. Ma non occorre scomodare Bob Kennedy per capire che si tratta di un PIL che “misura tutto, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.”
Difendiamo, quindi, il buon bicchiere che accompagna il cibo e l’amicizia. Difendiamolo con l’educazione e con l’informazione, con l’intelligenza e con le regole.E distinguiamolo dalla sbronza cattiva ed incontrollata, triste e pericolosa come si distingue il sesso fine a se stesso dall’amore sincero.
 
 
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