Pubblicato da: chinonrisica | 7 febbraio 2009

Lettera al “Trentino”

Gentile Direttore, il caso di Eluana Englaro è un dilemma aperto per tutti noi.Il Corriere di Oggi riportava l’intervento dello scrittore Sebastiano Vassalli, che confessava la propria incapacità a decidere, a formarsi un’opinione serena.
Tutte le ragioni sembrano condivisibili e motivate. Prima di tutto quelle della famiglia, sottoposta ad uno stress e ad uno schiamazzo mediatico pesantissimi.
Ma il tema trascende i protagonisti e diventa oggetto, malgrado tutto, di discussioni a vari livelli.
L’indisponibilità del diritto alla vita, la definizione stessa di vita,il rispetto delle sentenze e il rispetto della vulnerabilità dell’individuo malato generano confusione, si riesce con difficoltà a decidere con la mente. Mentre riesce più facile farlo col cuore.
Quando tutto sarà finito, è urgente che  il legislatore metta fine a queste dispute dolorose: nel rispetto dei principi ordinatori dello Stato.
Erroneamente, credo, si parla di una contrapposizione tra laici e credenti. Chi ha fede ha anche  regole chiare da seguire, in questa circostanza. Un laico ( nel senso che si da a questa parola in politica) deve porsi il problema in termini più complessi, meno regolamentati:  darsi risposte che da un lato tutelino la vita, dall’altro la volontà dell’individuo.
Eluana è sicuramente viva, ma il suo modo di esserlo è incompatibile con ciò che noi, comunemente, riteniamo vita. Per chi l’ama in modo indiscusso, la sua famiglia, è impossibile accettare il progressivo consumarsi di un’esistenza senza obiettivi e senza speranza.
Ma la vita è o non è un diritto di cui si può disporre?
E se non lo è, quale criterio, oltre ad una pietas doverosa, muove le scelte dei giudici, in assenza di normativa?
La voglia di spegnere i riflettori sul triste caso di Eluana è grande e credo sia rispettoso del travaglio immenso del padre e di chi l’ama. L’occasione  di riflettere  che ci viene offerta  può essere l’ultimo regalo di una vita così tragicamente vissuta,il significato che ogni esistenza ha nel disegno più grande di cui tutti non siamo che tasselli inconsapevoli.

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