Pubblicato da: chinonrisica | 6 febbraio 2009

Lettera di una mamma

Questa lettera è apparsa su L’Adige di due giorni fa. Mi è sembrata bellissima ed ho voluto “catturarla” per il  blog. Le belle riflessioni di Mamma Lucia sono quelle di tutte noi. Una mamma che è un po’ tutte noi.

 

M io caro bimbo, sono le due di notte e ti sento muovere nel tuo lettino. Mi chino su di te, ti scosto un po’ il lenzuolo, forse hai caldo. È il periodo più difficile della mia vita. Dopo un po’ sento che ti riaddormenti, pacifico e beato. Mi stendo un po’ sul divano, provo a riposare, magari riesco ad addormentarmi anch’io, ma la nausea e il senso di vomito non mi danno tregua. Non posso lamentarmi troppo, so che la chemio non è indolore. All’inizio avrei fatto la firma perché dopo ogni seduta il malessere non era così doloroso, ma purtroppo questa volta le complicazioni sono state parecchie e ogni volta è peggio della precedente. Mentre provo a chiudere gli occhi per un po’ di calma, mi vengono strani pensieri e l’immaginazione galoppa. Mi vedo fra una decina di anni, sempre a quest’ora e su questo divano, ma tu non sei nel tuo lettino, addormentato e al sicuro fra le pareti di casa.  Probabilmente sarai in giro con gli amici, in discoteca, in un bar e comunque su una strada. Forse avrai un motorino tuo o sarai salito in macchina con qualcuno. Caro figlio, una madre che ti ha custodito in grembo per tanti mesi, che ti ha nutrito, parlato, ha sentito i tuoi calci, i tuoi movimenti, è legata a te non solo dal cordone ombelicale ma da un sentimento così profondo e viscerale che vorrebbe proteggerti ogni istante della tua vita. Al momento di metterti al mondo il dolore è talmente forte che ti sembra di non farcela: e poi finalmente eccoti, bello e sano, e il dolore passa, poco a poco. Metterti al mondo è stato un dono che ti ho fatto: ti ho dato la vita. Da piccolo non te ne rendi conto, e noi adulti abbiamo paura perché il mondo che ti stiamo dando non è né pulito né sano, ma tu sei vivo, respiri, puoi vedere la natura, sentirla. Ma quando sei «grande» non ti fermi a pensare a quello che puoi fare, che puoi essere, diventare. E la vita, quel prezioso dono che credevo di averti dato, per te diventa un gioco. E allora mi chiedo a cosa è servito proteggerti tutti questi anni se appena sei libero di muoverti da solo cerchi di giocartela correndo in moto, in macchina, bevendo o sniffando. Cari figli, il mio è un appello a nome di tutte le mamme e di tutti i genitori, di coloro che vi crescono con sacrificio e amore e vi «stressano» perché stiate attenti ai pericoli di questo mondo. La vostra giovane età è la più bella, se vissuta con attenzione e senza pretendere emozioni impossibili e dannose. Provate a chiedervi cosa significa in piena notte aprire la porta al dolore, alla morte che ha preso fra le braccia una giovane vita. Tante parole si sprecano per lenire un po’ il dolore, ma la scintilla negli occhi di un padre o di una madre è ormai spenta, il loro sorriso sarà sempre velato di tristezza. E al funerale del vostro amico piangete disperati e vi specchiate negli occhi straziati e gonfi dei suoi genitori: la loro vita è distrutta, non passerà giorno senza dolore per quel figlio sottoterra. Allora vi chiedo, provate ad immaginare gli occhi dei vostri genitori con la stessa sofferenza e strazio. Se amate le persone che vi hanno dato la vita, proteggetela con tenacia, non barattatela per un po’ di adrenalina, non inseguite il mondo pazzo che vi offre chimere e vi lascia vuoti, quando non vi lascia senza vita. Cari figli, vi sembra che i genitori non vi capiscono e questa società vi spinge a prendervi tutto, subito e senza voltarvi indietro, vi sprona e vi spreme senza che vi rendiate conto che chi paga siete voi, solo voi. Vi viene urlato che per divertirsi serve sballarsi, fumare qualcosa altrimenti non sei «in», per dimostrare coraggio devi correre… ma se va male dimostri solo che il tuo corpo è un involucro meraviglioso, ma dopo una sbandata non esci indenne dall’auto come i protagonisti dei film, a te basta centrare un albero e il tuo cuore cede all’istante. E quanto vi «rompiamo» con i nostri «quando eravamo giovani noi», ma purtroppo è la verità: quei tempi erano permeati di semplicità, di rispetto per gli altri e di buona educazione e ora siamo senza parole quando sappiamo che i ragazzini fumano già alle medie, che vi impasticcate perché altrimenti non sentite la vera musica, che offrite i vostri corpi perché «è bene fare esperienze». Quando ci guardate con quegli occhi spenti, che hanno già visto troppo, quando ci gridate «è un mio diritto!» ci sentiamo impotenti. Questo mondo vi riempie di messaggi forti e pieni di illusioni, ma alla fine di una strada percorsa ai 150 km all’ora ci siete solo voi, agonizzanti mentre invocate papà e mamma, perché vorreste che l’orologio tornasse indietro nel tempo, perché in quell’ultimo istante vi siete resi conto di quello che vale la vostra vita. Caro figlio, perdonami se non sarò capace di insegnarti che l’amore non è solo sesso, ma è sorridere davanti all’alba, emozionarsi per la natura, godere di cose semplici, banali, ma che ti fanno crescere con qualcosa di buono dentro. Sarà che in questo momento l’impatto con la malattia mi fa tremare al pensiero che potrei non vederti crescere, che vorrei spiegarti tante cose sulla vita, così che tu la possa amare in tutte le sue forme, quando sei giù e quando le cose vanno bene. È difficile portare avanti dei valori sani in questa società che ti marchia come «bigotto» se non ti adegui al suo passo. Caro figlio, ora torno a letto e spero di dormire, e nel corso dei prossimi anni se potrò viverli con te cercherò di insegnarti ad amare con semplicità la vita, la tua e quella degli altri, perché non sempre la fortuna ci dà due possibilità. Mamma Lucia di Pergine

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Responses

  1. Gentile signora, son sempre la stessa ragazza di qualche giorno fa. Magari il suo blog la avvisa dei commenti ricevuti per ciscun post. Io ho letto la lettera perchè mi tengo informata sul suo blog che mi piace e vorrei dirle che davvero sono commossa. Ho anche io fatto molte supidaggini nella mia vita e di recente ne ho percepito il peso, decidendo di vivere invece senza farmi braccare da quello che la società di propina. Grazie e grazie anche alla signora della lettera.

  2. Purtroppo no, cara Martina, il blog non mi avvisa dei commenti, perciò mi scuso dell’eventuale risposta tardiva.
    La lettera è davvero bella e l’autrice purtroppo è ignota. Ma potrebbe essere qualunque mamma, per questo le donne ( figlie attente e madri)ne sono colpite.
    Vivi libera, mia cara, rispondendo alla tua coscienza e mai a chi ti vorrebbe piegare al conformismo!
    Un abbraccio

  3. Già, è proprio così. Viviamo in un mondo in cui esprimere emozioni sincere è considerato sciocco, ma d’altro canto tutti ci commuoviamo di fronte ad un filmettino zuccheroso made in USA, o peggio di fronte alle storie private delle tante galline che affollano la nostra tv. Invece dovremmo apprendere l’umiltà di rispettare le storie vere della gente comune senza farne spettacolo. La vita è una cosa meravigliosa e credo che ognuno debba darsi una “missione” da svolgere: dalla più semplice alla più fondamentale sono tutte valide e danno senso alla giornata. Grazie degli auguri e del servizio che fa col suo blog, trasmettendo il buon seme.

  4. Cara Martina, dobbiamo soffrire e piangere per aumentare la ricchezza del nostro mondo! Prova a leggere, se non lo conosci, il discorso sul PIL di Bob Kennedy ( l’ho pubblicato sul blog nel febbraio dell’anno scorso). Ecco perchè i filmetti americani strappalacrime hanno successo: assecondano una nostra necessità, ma lo fanno con finalità poco umane, a mio avviso.
    Da tempo guardo poca TV e mi stupisco sempre, nelle occhiate distratte in attesa dei programmi che seguo, di trovarla volgare ed irritante. Mi stupisco anche che ci sia chi si presta a fare da attore a tanta bieca sciatteria.
    E, da insegnante, mi sento responsabile!


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