Pubblicato da: chinonrisica | 28 gennaio 2009

Il sale sulla coda

 Dacia Maraini, su Il Corriere della Sera di ieri scriveva ciò che segue.Aggiungo, più modestamente, che la violenza non è solo stupro.

 E’ violenza ogni atteggiamente prevaricatore che si basi su di una supremazia pretesa o reale: di denaro, di età, di prestigio sociale.

Riflettiamo, per un concetto di democrazia autentica.

Che non è mero conteggio dei numeri

 
 

 

 

LA VIOLENZA SESSUALE E LA

CULTURA DELLA FORZA

Da “Il Corriere della Sera” di martedì 27 gennaio 2009

Il sale sulla coda di Dacia Maraini La violenza sessuale e la cultura della forza

lo stupro è un`arma di guerra. Non lo dico io, l`ha stabilito l`Onu.

Ma allora, uno si chiede, che ci sta a fare un`arma di guerra in tempo di pace?

La risposta evidente è che dentro una pace pretesa esistono delle guerre sotterranee

 che oppongono alcuni esponenti di un genere che si ritiene minacciato nei suoi

privilegi contro l`altro genere.

Lo stupratore è semplicemente il soldato inconsapevole che esegue ordini.

 Gli ordini sono di tipo culturale e vengono dall`alto, da chi difende lo stato delle

 cose. Come scrive San Paolo nelle sue lettere: «Voglio che sappiate che a capo di ogni

 donna c`è l`uomo, a capo di ogni uomo c`è Cristo e a capo di Cristo c`è Dio».

Una gerarchia ferrea che ancora accampa pretese e che sta nel fondo della

mentalità di molti.

Ma perché si è stabilito che lo stupro è un`arma di guerra? Per il fatto che si tratta

 di un atto di aggressione che non nasce da una spinta del desiderio sessuale,

ma dalla voglia di ferire, avvilire e punire una donna in quanto tale.

Non a caso nelle guerre passate era considerato un diritto del vincitore stuprare

le donne del Paese conquistato e sottomesso.

Il nemico non lo si poteva considerare completamente domato se non si dimostrava

che il vincitore aveva preso il controllo, non solo sui terreni, sulle città, sulle case

del vinto ma anche sul ventre delle donne, le future portatrici del seme maschile

 di quel Paese, di quel popolo, di quella religione. Sporcare

il ventre femminile, lacerarlo, avvilirlo fa parte di una strategia dei dominio.

Ecco perché si tratta di un atto di guerra. Anche quando chi lo compie lo considera

 un fatto privato, «l`uomo è cacciatore, no?».

Lo stupro è l`arma preferita e più efficace del razzismo sessuale. E di solito funziona.

Le donne, spaventate, si ritirano, perdono fiducia. Insomma disarmano.

La pubblicità, i fumetti, la moda, e molte trasmissioni televisive sono lì a diffondere

 questa mentalità davvero poco educativa:

il mondo è fatto per i piu forti che devono dominare sui piu deboli;

i ricchi sui poveri

, coloro che hanno la verità in mano su coloro che dubitano, i vecchi

sui giovani,

gli adulti sui bambini, gli uomini sulle donne. Fin quando la gerarchia

è accettata e piu o meno applicata, le cose vanno lisce, le guerre di genere,

 più che taciute,vengono rimosse.

I vincitori si possono perfino permettere di essere generosi, cavallereschi.

Ma quando la gerarchia viene messa in discussione, quando le donne

entrano in campi tradizionalmente affidati agli uomini,

quando si mostrano autonome,

indipendenti, professioniste in ogni campo dello scibile, quel mare

limaccioso che giace nel fondo della cultura patriarcale sale alla

 superficie e ribolle minaccioso.

C`è anche chi tenta la carta dell`ipocrita adulazione, cercando di

diffondere accattivanti modelli femminili dediti al sacrificio e

all`obbedienza.

La Chiesa è maestra nell`indorare la pillola dell` imposizione gerarchica.

 Ma quando nemmeno quella carta funziona, si passa alle armi piu

efficaci del disprezzo pubblico, della denigrazione. E in un clima di

diffamazione culturale i più deboli e spaventati si buttano sullo stupro

che fomenta in loro il sentimento dell`onnipotenza virile.

Nel clima attuale, il mondo e dei potenti che dominano i deboli [.]

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