Pubblicato da: chinonrisica | 30 dicembre 2008

Il bisestile che se ne va.

L’anno che passa lascia sempre un po’ di nostalgia. Ieri, sul tardi, ho saputo della morte del fratello di un amico caro. Uno dei pochi rimasti, lontano dalle falsità e dai sotterfugi della “politica”.

Conoscevo la persona e stimo molto l’amico che ha sofferto  questa perdita. Quanto tempo sprechiamo nell’odio e nella lotta! Se dedicassimo a chi amiamo un maggior numero di pensieri, forse non riusciremmo a concentrarci sul modo migliore per ferire gli altri, per farli soffrire.

“Ogni volta che auguriamo il male a qualcuno, o gliene facciamo,credendo di trarne soddisfazione- per rabbia, per vendetta o per antagonismo-, l’urto del male investe anche noi. Il male che fai, come dice la saggezza popolare, ti ritorna. L’odio che provi ti infesta. L’invidia ti corrode.” Così Marina Terragni sull’ultimo numero di IO DONNA.  

Non si tratta di un revival non-violento o gandhiano, ma di una riflessione di fine percorso.

Negli ultimi tre mesi ho vissuto come in apnea, in attesa di eventi, conferme, smentite e sorprese. Ma la vita è altro.

Ed accorgermene, ancora una volta, per un lutto mi induce a riflettere.

Si può cambiare senza traumi forti, si può modificare il proprio atteggiamento verso il mondo senza attendere un momento di tragica realtà per realizzarlo. Ma la duttilità nei confronti degli avvenimenti è rara, ancor più alla mia età. Quella in cui si tirano le somme e non ci si sorprende della vita nei suoi aspetti più crudeli.

Il ricominciare fittizio del prossimo primo gennaio ci indurrà a credere di essere “nuovi”, di poter gettare, insieme ai calendari vecchi, le abitudini di vita e le antiche debolezze.

Ma saremo nuovi nel cuore solo se ci accorgeremo, ponendovi rimedio, della caducità del nostro astio e della pochezza dei risentimenti.

E allora ci converrà continuare la solita vita, immaginando di essere indistruttibili e di non  dovere morire mai.

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Responses

  1. …e si’…sono di nuovo io…quest’anno bisestile se ne sta proprio andando e per me e’ proprio un sollievo, anche se ogni anno che passa…lascia qualche segno in piu’ (leggi …segni d’espressione, come si dice elegantemente, per non dire qualche rughetta in piu’).
    Per me e’ stato un anno piuttoso difficile, ravvivato verso la fine dall’incontro con i vari amici dell’IdV di Trento, con i quali mi auguro di condividere una esperienza piacevole, e soprattutto fattiva.

    In effetti ad ogni inizio anno si pensa che tutto quanto c’e’ stato di brutto nell’anno passato passera’ (per questo si brucia il vecchio!)
    e che ci troveremo invece a poter scrivere su 365 pagine bianche tutti i nostri desideri, le nostre voglie di fare, i nostri affetti e le nostre gioie..
    non dimentichiamo pero’ che aìgìogni anno ha il suo fardello di cose poche gradevoli, ma cerchiamo di affrontarle in “modo positivo”, il famoso “think positive o think pink” americano….ecco per noi donne dell’Italia dei Valori, il motto “think pink” potrebbe non essere male, che ne dite?

  2. Cara Aster, di quali rughette parli? Noi siamo tutte belle e lisce come pesche….l’anno che passa lascia segni sul cuore e non sul viso ( stile Dorian Gray!).
    Quest’anno ho proprio voglia di bruciare qualcosa, a testimonianza della mia stupidità e dell’ingenuità che, alla mia età, è una colpa e non un vanto.
    Mi restano le amiche, molte del gruppo donne di IdV, che ritrovo combattenti e amazzoni, salde e solidali.
    Think pink? O Think hard?

  3. …think pink o think hard….
    vedi il “mio” think pink lo considero gia’ comprensivo della hardness che ritengo insita nel dna di noi donne….altrimenti come faremmo a fare quello che facciamo?

    Proprio come dici tu a noi donne viene richiesto, ancestralmente, di essere principalmente buone mogli e buone madri …se ci avanza tempo un buon lavoretto non guasta…perche’ no!
    oviamente quando i mariti non sono contrari….

    Proprio come ti raccontavo in una mail di qualche giorno fa, lo stereotipo della donna e’ pressapoco pome lo racconta con molta ironia Carla Signori, moglie del comico (che poi, a guarda bene, tanto comico non e’…) Maurizio Crozza e cioe’:

    …diceva la moglie di Crozza in uno sketch
    simpaticissimo…facendo finta di fare un’intervista…alle 7 mi alzo, porto i bambini a scuola, alle 8 in ufficio …riunione etc.. etc…tutta la giornata di lavoro, nel pomeriggio porto i bambini in piscina, a danza, inglese etc, etc,…pomeriggio tardi un
    salto dai genitori x vedere se tutto bene, alle 19 a casa… preparo la cena per i ragazzi …perche’ mio marito arriva alle 9 con dei colleghi
    d’ufficio…preparo cenetta per tutti, poi mi cambio per la cena,
    ricevo gli ospiti tutta sorridente e compagnona….poi alle 11,30 i colleghi se ne vanno e cosi’ mi preparo per la notte e con un sorriso ed un fare rilassante, faccio due chiacchere con il marito su come e’ stata la giornata di lavoro
    (quella di LUI… ovviamente…)…
    l’intervistatore a questo punto le chiede…ma lei come a tenere questo passo?

    BEH …SNIFFO UN PO’ DI COCA!…

    Beh, mi auguro proprio che i mariti di oggi siano un po’ diversi, certo i giovani sono piu’ collaborativi e quindi qualche passo avanti l’abbiamo fatto….

    Concludendo, per questo il mio THINK PINK, sottintende il “pensa in rosa” al femminile…cioe’
    molto molto “hard pink”…ricordi la pubblicita’ sulle mamme odierne…che si cimentavano nella danza dei Maori…

  4. BUON ULTIMO DELL’ANNO BISESTO !!!!

    Torno al titolo del tuo post, dopo l’off topic di prima.

    Anno bisesto anno funesto…

    La regola è semplice: l’anno bisestile (bisesto è forma popolare più vicina al latino) è di 366 giorni invece di 365, un anno ogni quattro, ad esclusione degli anni secolari che hanno un numero non divisibile per 400 (ad esempio il 1900). Naturalmente il giorno in più tocca al mese che ne ha meno: febbraio viene ad averne 29 invece che 28. Non ha controindicazioni né effetti collaterali come l’ora legale: se uno non ci pensa neanche se ne accorge, salvo far attenzione alle date e alle scadenze.

    Il termine bisestile deriva dai latini (bisextus) «due volte sesto». La parola era usata per indicare il sesto giorno prima delle calende di marzo (veniva intercalato tra il 24 e il 25 febbraio) che era contato due volte negli anni bisestili: bis sextus ante Calendas Martias.
    L’uso del bisestile nel calendario romano ha avuto origine dalla riforma giuliana.
    Prima di Giulio Cesare era necessario intercalare di tanto in tanto, dopo il mese di febbraio, un periodo di tempo di 22 o 23 giorni, detto il mese mercedonio, per pareggiare il computo dei giorni dell’anno lunare con il ciclo solare. Ma il sistema era talmente approssimativo che, quando Giulio Cesare fece la riforma del calendario, detto da lui giuliano (SI SA CHE IL RAGAZZO AVEVA UN FORTE CULTO DELLA PERSONALITA’ nota di Brunella), si trovò a colmare un vuoto enorme, tanto da dover intercalare ben tre mesi mercedoni (si ripete il culto della personalita’…cosi’ il “Suo” anno, gi Giulio, aveva addirittura 3 mesi in piu’…cosa non si fa per passare alla storia- sempre nota di Brunella).
    Così fu quello l’anno più lungo della storia, detto anno della confusione, sulla cui reale consistenza neppure gli storici si sono trovati d’accordo; infatti secondo Censorino ebbe 445 giorni, secondo il geografo Solino 444, mentre Macrobio è dell’opinione che fossero 443.
    Cesare affidò l’opera all’astronomo Sosigene di Alessandria e l’anno solare fu computato in 365 giorni e 6 ore circa, ore con le quali si forma ogni quattro anni il giorno bisestile.

    Per quanto riguarda la diceria che l’anno bisestile sia sfavorevole è diffusa molto nel mondo delle lingue neolatine per influenza della cultura romana nella quale le singolarità, le eccezioni, le irregolarità del calendario erano bollate tutte come giorni infausti.

    Bisogna chiarire che infausto significava non apportatore di sfortuna, ma sfavorevole a dare inizio a qualcosa, intraprendere un lavoro, per cui si chiudevano le attività, gli uffici, i tribunali, le aziende, le organizzazioni pubbliche.
    Più che sfortunato perciò l’anno bisestile è considerato anomalo, imprevedibile, senza altra regola se non quella di non averne. (un po’ del tipo: ne’ di venere ne’ di marte non si sposa ne’ si parte ne’ si da principio all’arte, n.d.b.= nota di brunella)

    Così vuole il proverbio: Anno bisesto anno senza sesto. «Senza sesto» indica appunto la mancanza di regolarità, d’armonia, legge e misura. Infatti sesto o seste è il nome col quale si indicava un tempo il compasso, simbolo di precisione e regolarità.

    SAREBBERO PIU’ SENSIBILI ALL’INFLUSSO NEGATIVO DI QUESTO ANNO ….LE DONNE…. ,
    come più estrose ed irrazionali: Anno bisesto tutte le donne senza sesto.
    Per quanto si possa dar credito a questa credenza i proverbi indicano l’influenza negativa soprattutto come qualcosa che colpisce cose sottili, delicate, ombrose, sensibili alle minime variazioni di calore, come i bachi da seta, un tempo diffusi (ricordo a scuola dalle suore del Sacro Cuore, vicino a Piazza del Duomo, tutti gli anni ci davano un baco da seta ed una foglia di gelso n.d.r), gli innesti delle piante, anche questi delicati e non facili a far attecchire:
    Quando l’anno vien bisesto non por bachi e non far nesto.
    Anno che bisesta non si sposa e non s’innesta. Anno bisesto, né baco, né moglie, né innesto. Quest’ultimo esclude anche il matrimonio, forse ironicamente, come cosa non facile da far attecchire.

    Altri proverbi sono più catastrofici ed è difficile trovare un senso che li unisca in un ordine logico che non sia quello di un generale influsso negativo: Anno bisesto anno funesto e triste quello che gli viene appresso. Anno bisesto tutte le cose van di traverso. Anno bisestile chi piange e chi stride. Anno bisesto che passi presto.

    È un tipo di credenza che lascia anche dubbi di logica: soprattutto nelle cose umane la sfortuna non può essere universale, o può esserlo solo in parte: la sfortuna di uno spesso è la fortuna di un altro, uno muore e un altro eredita: Non c’è un male che non porti un bene, La morte del lupo è la salute del cane.
    In politica ad esempio sarebbe difficile affermare che quest’anno sia del tutto sfortunato, in quanto, fin dall’inizio, a fronte di molta sfortuna portata a qualcuno, ha procurato notevole fortuna a qualche altro, ed è appena cominciato per cui le cose sono tutte da vedere.

    MEDITATE GENTE MEDITATE….

  5. Sono senza parole! Che bel commento! Degno dell’anno che finisce. Colto, ironico e personalizzato. Con questi commenti il mio blog acquista tono ed eleganza.Grazie, Aster, e buon anno non bisesto a te e a tutti i tuoi….in attesa di novità.

  6. What informative piece of writing


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