Pubblicato da: chinonrisica | 9 dicembre 2008

Senza denaro da “Il Trentino” del 7 /12/2008

Le affermazioni del ministro Sacconi in merito alla possibile situazione Argentina in cui l’Italia verrebbe a trovarsi, assomigliano ad un lapsus freudiano.
Il profilarsi minaccioso della crisi economica tocca l’Italia più che ogni altro Paese in Europo.
Negli Stati Uniti , Obama prevede un massiccio intervento pubblico verso la popolazione impoverita, quasi un New Deal del terzo millennio, e fa della risoluzione della crisi la missione del suo mandato presidenziale.
I milioni di disoccupati del 1929 non avevano i talk-show per esprimere il loro disagio, ma  potevano contare sugli strumenti economici di un sistema sostanzialmente liberista.
I pareggi di bilancio, ispirati ad una concezione classica dell’economia, lasciavano uno spiraglio ad interventi che, se proprio non si concretizzavano nel provocatorio “scavare buche per poi riempirle”, erano comunque realizzabili con una massiccia dose di denaro pubblico.
Ma qui ed ora questo non è più possibile.
Pressati dal poco invidiabile record del terzo debito  al mondo, non abbiamo denaro pubblico e, stando alle previsioni di deflazione a venire, nemmeno, forse, denaro privato.
Con il Natale alle porte,probabilmente, si riuscirà ad impacchettare d’oro e d’argento la preoccupazione per il futuro. 
In gennaio,però, con il gelo e con i saldi, tutto apparirà alla luce, scintillante ma cruda, delle giornate che si allungano.
Immagino spesso che possa salvarci il ritorno ad una sobrietà di fondo. Più facile per la mia generazione, quasi impensabile per quelle più giovani o giovanissime.
Si potrebbe vivere senza denaro?  Ad esempio comprare la verdura riparando una bicicletta, fare la raccolta differenziata e avere in cambio biglietti per l’autobus. Un’economia non più basata sulla moneta, ma sulla fiducia e la solidarietà.
Molte organizzazioni non governative stanno tentando, in America Latina, questi strumenti di diminuzione della povertà. Difficilmente applicabili in toto alla nostra realtà occidentale, ma da sperimentare credo, magari con micro-progetti, anche nelle nostre  città.
Diventeranno “moneta” le abilità sottovalutate dal mercato e dalla scuola: cucire un abito o solo riadattarlo,scrivere correttamente un testo, ospitare in cambio di piccoli aiuti domestici o di semplice compagnia, effettuare le riparazioni che le grandi catene di vendita non propongono più, perchè diseconomiche.
Già qualcuno ha osservato che la crisi economica può essere occasione di ripensamento di sè e di crescita umana. Banalizzare  il tutto nel male che non sempre nuoce, sarebbe riduttivo.
La sofferenza , tuttavia, non è un male inutile.Non me ne vorrà Manzoni per l’indegno uso del suo pensiero, ma possiamo considerarla,spesso, uno strumento di cui la divina Provvidenza si serve per mettere l’uomo alla prova e renderlo degno della felicità. Forse non quella eterna, ma quella nascosta nelle piccole cose.
 
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