Pubblicato da: chinonrisica | 7 dicembre 2008

Dai nonni e dai figli

Piccoli e indifesi i nonni.

Mamma e papà diventati fragili e cullati da abitudini irrinunciabili, riti importanti.

Ogni partenza da Ferrara è uno strappo, una lacerazione, un cordone ombelicale che si spezza.

Da tanti anni non vivo più con loro e quando torno in quella che non è mai stata casa mia, mi sento un’ospite un po’ anomala.Desiderata, ma ansiogena, amata, ma lontana.

Cerco di ricordare com’ero da  ragazza, ma rivedo solo attimi:la quotidianità mi sfugge, sfilacciata dal sovrapporsi dei ricordi della mia vita di moglie e di madre.

Forse anche loro non ricordano più com’era vivere insieme. Quando penso che anche per i miei ragazzi sarà così, vorrei fermare questo tempo convulso, questi anni frenetici e affollati: amori, amici, udienze, professori, tesi, chiacchiere, fumetti in giro per casa, traduzioni, asciugamani bagnati e lavatrici piene.

Ogni ora lontana da chi amo pesa come un macigno, ma non posso farea meno di viverla e di viverla così com’è.

Nell’ineluttabile lontananza dei genitori, nel progressivo allontanarsi dei figli c’è la solitudine del nostro vivere.

“Il mio cuore sente ogni eco del tempo lieto e triste, procedo tra gioia e dolore nella solitudine” ( Goethe)

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Responses

  1. Beh, in effetti queste sono le “Grandi Tristezze” della vita.
    Io ne so molto di lontananza fra persone care, ho 30 anni di esperienza (per vicissitudini familiari e di lavoro varie). Il Natale e i vari giorni di Festa hanno sempre rappresentato per me degli spostamenti pesanti…sì fisicamente, ma laceranti a livello di “sentimenti”, se vai a trovare qualcuno da una parte, nello stesso momento lasci qualcun’altro da un’altra parte.
    Ora i figli sono grandi ma tutti noi ci trasciniamo ancora questa “attrazione-avversione” verso le Feste. Sono belle, luminose, dovrebbero portare gioia…ma il velo di tristezza c’e’ sempre.
    Tieni duro in questo tuo interesse nel fare le cose e la passione per l’IDV, ti aiutera’ come non puoi nemmeno pensare quando i figli se ne andranno da casa.
    Ricordo ancora mio figlio, molti anni fa, lasciando Trento il giorno del 31 dicembre per ..altri lidi…, dire: “scrivero’ un libro….la mia vita sulle ferrovie dello stato”…

    “piccola anima smarrita e soave

    compagna e ospite del corpo

    ……..

    un istante ancora

    guardiamo insieme le rive familiari

    le cose che certamente non vedremo mai più…

    (Le momorie di Adriano di Marguerite Yourcenar)

  2. Certo, tu puoi capirmi. L’ho compreso nell’ansia che dimostravi spiegando che sei un po’a Trento e un po’ a Santa Marinella. E dal fatto che lasci qui una mamma anziana.
    I figli grandi che partono sono la dimostrazione del tempo che passa e non so se un impegno, per quanto amato e intenso, potrà ripianare la loro assenza.Non più temporanea, purtroppo.
    Se fosse così,se l’impegno che oggi mi toglie il sonno fosse utile a farmi sentire meno sola in futuro, allora ben vengano l’insonnia e la delusione. Buonanotte Aster. Torna presto


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