Pubblicato da: chinonrisica | 31 ottobre 2008

Sei ancora quello della pietra e della fionda….

Politica e violenza dovrebbero essere agli antipodi, concetti lontani e opposti.

Ma anche oggi ci accorgiamo che così non è, che ancora l’arte del governo della “polis” spesso assume toni di guerriglia, di odio, di puro antagonismo.

E’ così in politica, è così nello sport.

I conflitti non risolti, la democrazia immatura, il mancato riconoscimento del ruolo dell’altro sono alla base di un confronto che non è mai sereno, che assomiglia alla lotta dell’animale per la sopravvivenza o per l’accoppiamento.

Se utilizzassimo per obiettivi nobili, o almeno utili, la forza e l’energia che usiamo per combatterci, la civiltà avrebbe fatto passi da gigante in molti campi ancora inesplorati.

E così registriamo gli scontri di piazza sulla scuola, con i centri sociali e gli estremisti di destra che colgono l’opportunità per sfogare il loro astio reciproco: non è politica è odio sociale, pretesto per sentirsi migliori, desiderio di supremazia.

Come se obbedissero ad un istinto primordiale di sopraffazione, come se la piazza fosse la giungla o la  foresta cupa delle favole. Secoli di presunto progresso non hanno cambiato l’Uomo e la sua rabbia. Che cova nascosta da una parvenza di civiltà ed esplode negli stadi e nei cortei, che brucia le bandiere, lapida le donne, affronta il ” nemico” a colpi di spranga o di tavolini divelti.

Gli strumenti del diritto sono fragili, davanti a tutto ciò, ma sono gli unici che abbiamo, i soli che possono aiutarci. La democrazia vera, quella che governa, ma  lascia spazio alle ragioni di chi si oppone, è la migliore risposta alla violenza. Ma occorre coltivare la democrazia; praticarla, insegnarla, difenderla e viverla ogni giorno, nel lavoro e nelle relazioni.

L’alternativa è la legge del più forte. Forse non  più per i suoi  muscoli o l’audacia, ma per  il denaro o il potere.

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Responses

  1. Per l’italiano medio il diritto non è altro che qualcosa che va aggirato se non aiuta a perseguire i propri fini.
    Servirebbe una cultura su cosa dovrebbe significare essere cittadini, per tutti, non solo per gli extracomunitari… vabbè questo è un altro discorso però…

  2. E’ vero, occorre una cultura nuova per una cittadinanza che risponda ai bisogni del nostro tempo.
    La responsabilità degli organi di informazione è enorme…il Paese e berlusconizzato dalle reti Mediaset e la scuola fatica a fare la sua parte.
    Spero di poterne chiacchierare davanti a un bel piatto di castagne ed un buon bicchiere.


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