Pubblicato da: chinonrisica | 30 ottobre 2008

L’arte e la scienza sono libere?

Sciopero della scuola. L’ennesimo, e non sarà l’ultimo.

Oggi sono in classe: non ho colto il messaggio del sindacato, che ieri ha illustrato, tra le meravigliose novità ottenute in sede contrattuale, quella di poter suddividere i tre giorni per lutto familiare invece di usufruirne in blocco, all’occorrenza.

Non sciopererò perchè mi sento usata. Dovremmo, noi docenti, alzare barricate contro l’insensatezza di un percorso scolastico che mira all’addestramento degli alunni, più che alla loro formazione. Dovremmo protestare ad oltranza contro una società che affida alla scuola il semplice baby sitting dei  figli, spesso allevati tra play station e disprezzo della cultura.

Ci dovremmo indignare tutti ,genitori e insegnanti( che sono anche genitori), per una università che chiede ai suoi docenti, selezionati spesso in modo clientelare, orari infinitesimali contro i quali nessuno alza la voce.

Dovrebbe spaventarci e farci arrabbiare davvero la possibilità che si violi il dettato costituzionale che, all’articolo 33, prevede la libertà di insegnamento.Lo si viola con  la predisposizione di programmi scolastici provinciali( che ne sarà dell’universalità del sapere), con il finanziamento delle scuole private.

Invece, paghi delle briciole contrattuali e delle presunte specificità locali, ci prepariamo ad accettare che i nostri studenti si trasformino in un volgo ignorante, una massa incolta, imbarbarita da cattiva tv e da informazione addomesticata.   

I colleghi, anche i più attenti, si stanno rassegnando, ma in molti scelgono, per i loro figli, scuole private, rigorose e tradizionali.

L’struzione per tutti non deve essere di serie B, l’università per tutti non deve preoccuparsi solo delle cattedre dei baroni, l’accoglienza non può limitarsi al contenimento e al controllo sociale.

La scuola che ho in mente, quella che vorrei per i miei nipoti, accoglie ed educa con rigore attento, con l’affetto severo e responsabile del genitore che ama, ma sa essere fermo.

Senza didattichese( grazie a Mario Pirani per questo bel neologismo), senza inversione di ruoli( la famiglia in crisi non può riversare sulla scuola le sue difficoltà), senza deresponsabilizzazione o avvilimento di una classe docente costretta a inventare progetti didattici per l’ora della mensa.

Il ruolo sociale della scuola non può confliggere con quello, altrettanto importante, della professionalità del docente.

Per questo, per la rivalutazione del sapere, per la libertà di insegnamento, per la reale possibilità di studiare da parte di tutti e per il vero sostegno a capaci e meritevoli sciopererò, anche ad oltranza. Non prima e non per meno.

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Responses

  1. Giovanna,
    sono d’accordo su tutto, ma… guarda che qua con i tagli che stanno facendo non è una riforma, ma uno smantellamento selvaggio!
    Inoltre ci sarebbe stato da scioperare ANCHE per il metodo usato dal governo attuale, decisamente dittatoriale.

  2. Infatti non è una riforma. Da quando un decreto legge convertito in legge può avere la pretesa di mettere mano ad un mondo complesso come quello della scuola? Si tratta di tagli, solo tagli, rivestiti di un’aura di moralità.
    E contro tutto questo non si potrà neanche fare un referendum. Chi ci ha portato a tutto ciò?
    Sono d’accordo sul metodo: da vera Repubblica delle Banane.


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