Pubblicato da: chinonrisica | 12 ottobre 2008

Montesquieu e Don Chischotte

 

Non vi è altresì libertà qualora la potestà di giudicare non è disgiunta dalla potestà legislativa o da quella esecutrice. Se fosse unita alla potestà legislativa, il potere sopra la vita e la libertà dei cittadini sarebbe arbitrario, perché il giudice sarebbe legislatore; se fosse unita alla potestà esecutrice, il giudice potrebbe avere la forza di un oppressore”.

Sono parole di Montesquieu, pronunciate dal giurista illuminista qualche anno dopo il 1700 e clamorosamente vere, soprattutto dopo aver letto il resoconto delle telefonate intercorse tra l’ex assessore Grisenti e un giudice del TAR trentino, giudice di nomina politica.

E’ il colloquio tra un organo giudicante e una persona che aveva contribuito, da politico, alla sua nomina. Un vero abominio giuridico, perchè il reclutamento del magistrato dovrebbe avvenire esclusivamente per concorso , come e più di ogni altra funzione all’interno della pubblica amministrazione.

Ciò è vero ovunque, tranne che in Trentino.E quel che a Bolzano appare iniquo, ma normativamente ineccepibile, qui non è nemmeno giustificato sul piano statutario. La nomina politica dei giudici del TAR  trentino avviene con legge ordinaria. Una legge che i Parlamenti, susseguitisi negli ultimi vent’anni in Italia, avrebbero potuto modificare senza problemi tecnici.

Ma con implicazioni politiche che dovrebbero far arrossire parlamentari e governi di destra e di sinistra. 

Italia dei Valori ha sottolineato più volte questa anomalia che odora di privilegio e, come tale non può essere passata sotto silenzio se si ricerca davvero la trasparenza e la correttezza dell’agire politico. Non possiamo spacciare per autonomia la palese violazione del principio, naturale prima che costituzionale, della terzietà del giudice.

E il giudice amministrativo, poi,è il vero Robin Hood del nostro ordinamento:regola la contrapposizione tra una pubblica amministrazione forte, strutturata, elitaria nel linguaggio e nei riti, al cittadino, che la stessa amministrazione sostiene con il prelievo tributario.

Chi si rivolge al giudice amministrativo, perciò, è uno, davanti alla molteplicità del sapere burocratico. E’ solo,davanti alla grandezza del potere dello Stato.

Solo un giudice terzo, che abbia a cuore la giustizia e la cura del diritto prima ancora dell’interesse pubblico, può aiutare a risolvere controversie tanto sbilanciate ed impari.

I colloqui di oggi, riportati dalla stampa locale mi turbano come cittadina e mi imbarazzano come candidata.

Anche perchè credo nell’importanza delle intercettazioni,nell’imparzialità del trattamento dei cittadini e nella sacrosanta terzietà del giudice. Come Montesquieu. O come Don Chisciotte? 

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