Pubblicato da: chinonrisica | 25 settembre 2008

Nel nome della madre

Mentre si festeggia, legittimamente, la legge elettorale che impone ai partiti politici una rappresentanza di genere nelle liste di candidati, la Corte di Cassazione invita il legislatore a dare attuazione piena alla nostra Costituzione in materia di parità sostanziale, per quel che riguarda il cognome da attribuire ai figli. La straripante presenza maschile nei nostri Parlamenti ha lasciata intatta un’ingiustizia evidente in tema di appartenenza familiare. Se è vero che la funzione di cura ed assistenza alla prole è svolta prevalentemente dalle donne e se è vero che il diritto al nome, per non parlare della più eclatante eguaglianza giuridica, sono principi fondamentali dello Stato italiano, allora non si comprende come mai sia così scontato che a prevalere sia comunque il cognome del padre.

Nessuna legge lo prevede espressamente, se non in via indiretta in materia di prova della paternità (ma i test del DNA dovrebbero farci superare questi arcaismi), eppure la Corte Costituzionale, nel 2006, ha dovuto dichiararsi incompetente ad intervenire in materia, pur sollecitata dalla Corte di Cassazione, ed auspicare che fosse il Parlamento a colmare il divario tra diritti costituzionali e prassi civile.

Nei meandri oscuri dei decreti in materia di anagrafe, poi,si nasconde un’ingiustizia ancora più grande, relativa ai casi in cui un bambino, nato dove la legge lo permette,ma da cittadini italiani, porti i cognomi di entrambi i genitori: l‘ufficiale dello stato civile deve provvedere , nel caso in cui riceva, per la registrazione, un atto di nascita relativo a cittadino italiano nato all’estero da genitori legittimamente sposati ,che abbia un cognome diverso da quello previsto dalla legge italiana, a cancellare il cognome che appare in contrasto con la normativa. In sostanza ordina all’ufficiale di stato civile di correggere  un cognome, se questo è diverso da quello spettante al figlio per la legge italiana. Ordina, cioè, di eliminare gli effetti di una libera scelta effettuata da genitori, formalmente, ma non sostanzialmente eguali.Si dice che il diavolo stia nei dettagli e forse è vero. Mentre chiediamo visibilità e rappresentanza,riteniamo naturale trasmettere ai nostri figli solo il cognome del loro padre. C’è da augurarsi che il richiamo al rispetto della Costituzione, giunto  in questi giorni dalla Suprema Corte (formata da anziani signori, non da rivoluzionari libertini) venga raccolto da un legislatore più attento, più sensibile alle misure positive che consentono di paragonare la storia delle madri a quella dei padri e di dare  uguale dignità ad ogni protagonista della vita familiare.

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