Pubblicato da: chinonrisica | 8 aprile 2008

Olimpia e il Tibet

 Come l’aria è il migliore degli elementi, come l’oro è il più prezioso dei tesori, come la luce del sole sorpassa ogni altra cosa in splendore e calore, così non vi è vittoria più nobile di quella di Olimpia”. Così scriveva Plutarco, grande estimatore dei Giochi.

La civiltà greca,già maestra in molto di ciò che oggi appare moderno ed innovativo, pose le basi dello sport più autentico.
In un’epoca anteriore all’anno 776 prima di Cristo,le guerre cessavano,le inimicizie svanivano e il tifo, sano e vitale esplodeva ogni quattro anni, a favore delle gare nello stadio di Olimpia.
Nel 1916, nel 1940 e nel 1944 i giochi furono sospesi. Le guerre mondiali non si coniugavano facilmente con lo spirito olimpico. La competizione sportiva strideva  con le sofferenze dei popoli belligeranti. Poi la pace, e con essa la moltiplicazione delle discipline, la fastosità delle organizzazioni, il richiamo mediatico, la severa preparazione degli atleti.Oggi,forse per la prima volta dalla ripresa dei giochi olimpici moderni , nel 1896, la fiaccola olimpica è stata spenta, le folle festanti si sono trasformate in moltitudini minacciose.
L’antico spirito di pace è stato tradito dai moderni attori del circo olimpico e le vicende internazionali, con i loro orrori, hanno fatto irruzione  tra i nuovi giocatori di un gioco antico.
E l’Europa si interroga, sempre divisa ed indecisa, sul suo ruolo di entità sovranazionale con responsabilità precise di fronte al mondo. Le guerre cessavano, nel piccolo universo greco.E, grazie a quella democrazia, pur larvale, che sempre i Greci ci hanno tramandato, l’ipocrisia sui fasti che nascondono le repressioni non sarebbe stata possibile. L’ostracismo,  avrebbe allontanato dal contesto sociale chi veniva reputato nemico dell’autonomia della polis. L’Europa, gigante di oggi, non riesce a fare propri i principi di civiltà e di pace che pulsavano nel cuore del suo antico nucleo greco: sport, democrazia, sovranità,allontanamento dei perturbatori.
Il P.I.L. e l suo potere nefando hanno avvelenato le tradizioni e tacitato le coscienze. Che gli atleti portino  a Pechino le loro abilità per essere, come Milone, testimoni del valore intrinseco dell’agone sportivo e della sua valenza catartica può essere accettato ; ma i capi di Stato e di Governo e le delegazioni politiche restino a casa. La  solidarietà al Tibet  deve essere un  gesto concreto e la paura economica davanti al colosso cinese non può farci dire, come un tempo non lontano:”Quando hanno portato via gli ebrei, ho taciuto. Quando hanno portato via gli zingari, ho taciuto. Quando hanno portato via gli handicappati, ho taciuto. Quando hanno portato via gli omosessuali, ho taciuto. Quando hanno portato via me, non c’era più nessuno a difendermi ».

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