Pubblicato da: chinonrisica | 5 aprile 2008

Libertà?

Le notizie dell’ultima ora sono inquietanti. Un sacerdote è stato ucciso a Baghdad, in Italia si boicotta con violenza ogni comizio di Giuliano Ferrara e la campagna elettorale tace sui temi scottanti dell’immigrazione.Ma tutto ciò viene trattato con toni leggeri, da dibattito salottiero.
E’ come se il problema dell’intolleranza fosse da bandire dai temi caldi dell’attualità, come se lo si dovesse lasciare a chi farà il pieno di voti cavalcando l’odio e il razzismo che strisciano, silenziosi, tra tutti noi e riemergono nella solitudine della cabina elettorale.
L’uccisione dei ministri di culto viene ormai relegata nelle notizie marginali, mentre qualche parlamentare, come la signora Giuliani, madre di un no global ucciso per legittima difesa da un ragazzo che stava rischiando la vita per lavoro, legittima il trattamento riservato al promotore della lista “Aborto? No grazie”.
Se questa è la democrazia sostanziale, allora si preparano tempi ancora più cupi di quelli che viviamo oggi! Abbiamo dimenticato i valori della Carta Costituzionale. Nei suoi articoli, belli e autorevoli, la Costituzione garantisce libertà di manifestazione del pensiero ( senza lanci di pomodori o uova), libertà di costituirsi in partiti politici( senza derisioni o delegittimazioni), libertà di riunione ( senza rischiare la vita per esercitarla), libertà di culto ( senza che questa si sostanzi in complotti contro le istituzioni dello Stato).
Ci ritroviamo invece a dover difendere, con l’intervento delle forze dell’ordine, gli intervenuti ad un comizio e lo stesso oratore a caccia di consensi, come è suo diritto; a modificare strutture sociali e calendari per non urtare la sensibilità di qualche estremista; a minimizzare l’uccisione di chi testimonia la fede con il sacerdozio per non inimicarsi  governi che mal tollerano l’esistenza della diversità religiosa.
Persino lo sport è infangato da questa inaccettabile mancanza di rigore morale, di coerenza di atteggiamenti, di timore pavido spacciato per diplomazia.Ciò che accade in Tibet è emblematico e premonitore di un asservimento totale a valori distorti. 
Ciò che lasciamo ai nostri figli è un mondo da ricostruire. Possiamo farcela, ma occorre uno scatto d’orgoglio, una volontà unanime e sincera di cambiamento, un rispetto reciproco da ritrovare. Speriamo di poterlo fare presto, insieme.
 
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