Pubblicato da: chinonrisica | 2 marzo 2012

Congressi in Trentino

In Consiglio comunale ho, naturalmente, un vicino di banco.
Casuale.
In questi anni abbiamo condiviso l’appartenenza al gruppo misto, il fatto di essere unici rappresentanti di forze politiche dotate, appunto, di un unico consigliere, l’abbonamento on -line ai quotidiani locali per risparmiare, a volte qualche genere di conforto nelle lunghe sedute per l’approvazione del bilancio o per deliberazioni complesse.
Molto ci divide, politicamente. Ma apprezzo la sua cortesia garbata e la cultura compita che lo caratterizza.
Ospito un suo articolo sul blog. Serio e interessante. Tratto dal quotidiano Il Trentino. Buona lettura!

CONGRESSI IN TRENTINO: OCCASIONE SPRECATA O OPPORTUNITA’

In questa fase di congressi provinciali di varie forze politiche sia di maggioranza che di opposizione, già avvenuti o in via di organizzazione, l’elemento che salta subito all’occhio è la generale inadeguatezza di proposte alle istanze pressanti che emergono dalla cosiddetta società civile. A fronte di una crisi drammatica che investe l’Italia e l’Europa e che fa sentire i suoi effetti anche nel nostro Trentino, assistiamo al teatrino di una politica che sembra soltanto intenzionata a mantenere se stessa, tutta incentrata ed incancrenita nella ricerca spasmodica di un consenso basato sulla logica delle tessere, teatralmente impegnata a creare a tavolino un confronto per dare l’idea che all’interno di questo o quel partito esista un pluralismo democratico di espressione. I trentini non hanno più la pazienza di assistere a vendette e regolamenti di conti personali, a dibattiti costruiti, o precostituiti, cha sembrano avere come finalità non il bene comune della nostra terra, ma soltanto la supremazia interna ai partiti, dimenticando che i partiti sono il mezzo e non il fine che deve essere il bene dei nostri territori.
La nostra gente, costituita in grande maggioranza da moderati in campo politico, ha già dimostrato nelle ultime consultazioni elettorali di essersi massicciamente allontanata dalla politica: disertando drammaticamente le urne ha lanciato un segnale ben preciso che sembra però essere caduto nel vuoto se osserviamo le recenti vicende politiche congressuali e precongressuali nella nostra provincia, un grave e rischioso sentimento di antipolitica motivato esclusivamente dai demeriti di gran parte della politica. Volgendo lo sguardo anche alle vicende nazionali, dopo le prime settimane di governo Monti, che, piaccia o non piaccia, ha scardinato gli schemi della vecchia politica, sarebbe stato auspicabile assistere anche in Trentino, come sta avvenendo a livello romano, a confronti trasversali fuori dagli schematismi a questo punto vetusti, invece continuiamo ad assistere allo show sterile e stucchevole di liti interne ai partiti, di fratture apparentemente insanabili, di radicalismi che oggi non hanno più senso, se mai ne avessero avuto in passato e che la gente non riesce e non vuole più comprendere. Ad onor del vero un cambiamento è avvenuto e ciò che sembrava improbabile, se non impossibile, si è avverato: la conclamata crisi del bipolarismo che ha segnato la fine di una stagione politica lacerante e improduttiva, peccato che pochi in Trentino ne abbiano preso atto. Quando qualcuno lo preannunciò quattro anni fa, venne etichettato come una cassandra se non peggio. Mentre buona parte del mondo politico locale è rimasta sorda a quei segnali, molti cittadini si sono accorti di questa grande trasformazione nella politica, novità che è riuscita a scardinare un bipolarismo malato e politicamente sterile come quello italiano. Dico tutto questo non per facile compiacimento, non per sottolineare che “noi dell’UDC lo avevamo detto”, ma per offrire anche al nostro Trentino il seme di una stagione nuova cercando di farci interpreti dei bisogni e delle richieste della maggioranza dei trentini, quella che di solito si definisce “silenziosa” e che oggi è anche astensionista, al punto da rappresentare il vero partito di maggioranza relativa, una stagione nuova che sappia interpretare la realtà locale senza scadere nel localismo degli ultimi anni.
In questo momento drammatico, inoltre, concetti quali destra e sinistra, schemi semplicistici seppur rassicuranti, lasciano il tempo che trovano di fronte alla necessità di dare risposte immediate intorno a provvedimenti concreti nel tentativo di uscire in tempi certi dalla palude della crisi, certamente economica e politica, ma anche sociale e culturale. Proprio intorno a proposte strutturali sui grandi temi legati all’economia, ai trasporti, all’energia, ma anche alla cultura e all’etica, si baseranno le future alleanze a livello locale, prestando ascolto in maniera concreta e non strumentale alle istanze che stanno emergendo da strati sempre più ampi della società civile, da buona parte del mondo sindacale, dalle associazioni di categoria, dalle imprese, dall’università, dal mondo del volontariato e dai rappresentanti delle tantissime liste civiche in cerca di identità e di risposte, come sta avvenendo sempre più frequentemente in Trentino nel nome di un rinnovato amore per il bene comune.
Oggi nessuno ha la sfera di cristallo per prevedere quali saranno le future aggregazioni politiche: quel che è certo è che l’appello è rivolto tanto ai cattolici, oggi ancora sparpagliati nei vari schieramenti dal Pd al Pdl, molti però ai margini dell’impegno sociale e politico come mai avvenuto in passato, che possono e devono dare un contributo fondamentale alla rinascita economica, morale, culturale e politica della nostra terra, quanto a tutte le persone di buon senso, amministratori e non, che sentono ancora la passione e la voglia di uscire dagli schematismi di un passato, purtroppo anche recente, che appare ormai obsoleto.

Paolo Zanlucchi
Vicesegretario provinciale UDC
Consigliere comunale di Trento


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