C’era una volta una signora.
Madre e moglie, lavoratrice. Una normale e qualunque signora.Per curiosità, apprezzamento delle idee, forse per solitudine, sceglie di andare ad ascoltare un leader politico importante, famoso per le sue idee di giustizia e per il senso profondo di legalità che emanava.
Sala piena, gente sconosciuta. La signora frequenta solo pochi amici, amici di vecchia data. I figli e il lavoro, a casa e fuori, la assorbono tanto e c’è poco spazio da dedicare alle frequentazioni nuove. Le amicizie non consolidate, poi, le fanno un po’ paura.
Siede in fondo, vede il suo beniamino da lontano, ascolta con interesse e, alla fine, proprio prima che tutto finisca, azzarda una domanda che covava da tempo, sul tema a lei caro della libertà ad Adriano Sofri.
Poi prende nota di un numero di telefono e, in mezzo alla folla, esce. Da sola,nella via autunnale che si popola per il pomeriggio prefestivo.
Pubblicato da: chinonrisica | 16 febbraio 2012
C’era una volta……
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Non dici qual’è stata la risposta del leader e qual’è la tua opinione sulla libertà a Sofri.
Da: Rita Coltellese su 27 febbraio 2012
alle 11:09 am
Il leader mi rispose frettoloso, ma in linea con il mio pensiero di allora e di ora.
Sofri, a mio parere, avrebbe dovuto scontare la sua pena. Cattivo maestro, figlio di una ideologia irrispettosa ed assassina.
Ho cessato di leggere La Repubblica quando lui ha iniziato a scrivere su quel giornale.
Da: chinonrisica su 27 febbraio 2012
alle 9:39 pm
Giovanna, come è bello incontrare un pensiero vicino al proprio modo di sentire! Anch’io sono stata spiacevolmente colpita dalla scelta di Ezio Mauro di far scrivere questo “cattivo maestro” sul giornale che dirige. Con quale arroganza può elargire il “suo pensiero” sui vari argomenti costui? Purtroppo è un giornale che deve fare i conti con le proprie “amicizie” e Sofri di “amici” ne ha.
Da: Rita Coltellese su 28 febbraio 2012
alle 8:45 am
Ma gli amici non gli possono garantire reputazione e credibilità. Io sto con Marco Travaglio che non perde occasione per chiamare le cose e le persone con il loro nome: latitanti, pregiudicati, corruttori, mazzette, puttane.
Il linguaggio edulcorato dei distinguo non mi appartiene. E ne pago il prezzo. Sono lieta di sapere che è così anche per te( anche se lo avevo intuito…..)
Da: chinonrisica su 1 marzo 2012
alle 9:00 pm