So di non essere originale, ma in questi giorni ho pensato spesso che il naufragio della Concordia fosse una metafora della nostra Italia.
Una nave “sanza nocchiere in gran tempesta”, naufragata, alfine; alle prese con un comandante imbelle e codardo e con una guida decisa e responsabile, purtroppo lontana dagli accadimenti e in grado solo di minimizzare i danni.
Mi ha colpita la forza virile del comandante De Falco, quella che molte donne sognano di trovare in un compagno di vita, soprattutto paragonata alla fuga meschina dell’altro comandante, quello a cui la nave era stata affidata: un comportamento simile a quello che invece molte donne trovano, purtroppo, in molti uomini.
In mezzo, tanta gente, come tutti noi. Gente che fugge spaventata, che torna nei Paesi d’origine, che trova isolani accoglienti e ospitali, soccorritori generosi, che parla, racconta, cerca, si dispera. O forse spera ancora.
La nave come il nostro Paese: inclinato per inchinarsi, maestoso e in rovina, da cui si fugge e in cui ancora si cerca, dal quale si tenta di drenare carburante, perchè non aggiunga disastro a disastro.
E i comandanti ,poi, sono davero raffrontabili ad una classe politica cialtrona e insipiente ( che porta la splendida nave sugli scogli) e ad una società che vive e lavora con silenziosa responsabilità, che si affanna ancora a dare il meglio di sè, come può, meglio che può.
Pubblicato da: chinonrisica | 19 gennaio 2012
Metafore
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