Inserito da: chinonrisica | 8 febbraio, 2010

De Luca

La candidatura di De Luca in Campania è stata una scelta difficile e senza ritorno. Ecco le parole e l’impegno di Antonio Di Pietro:

“Sento il bisogno di spiegare a voi della Rete le ragioni per cui Italia dei Valori si e’ determinata ad appoggiare la candidatura di De Luca come candidato governatore della Regione Campania. Lo devo fare perché da diversi di voi sono arrivate delle critiche importanti, fondate, che sento mie.

Dite che De Luca e’ sotto processo per reati contro la pubblica amministrazione, e ci chiedete perché appoggiamo la sua candidatura, e perche’ non potevamo fare diversamente. Questo è il dramma: diversamente come? Quando c’è un’elezione regionale si presentano alcuni candidati alla carica di presidente alla Regione con i partiti che lo appoggiano.

Il centrodestra appoggia Cosentino, quel sottosegretario nei confronti del quale pende un provvedimento restrittivo per associazione a delinquere, proprio perché accusato di aver rapporti con il clan dei Casalesi in Campania. Quel centrodestra ha indicato il proprio candidato, Caldoro, che potrebbe vincere le elezioni. Dal 29 di marzo, e per 5 anni, se dovesse vincere, affideremo la Campania a personaggi che hanno legami con il clan dei Casalesi e con la camorra. Non mi riferisco solo al candidato presidente Caldoro, ma a quell’insieme di personaggi, di quel sottobosco politico del centrodestra, che lo appoggiano e che gli fanno da copertura, da trait d’union tra il sistema clientelare della regione campana e il sistema camorristico che governa di fatto il territorio.

Una forza politica come l’Italia dei Valori, prima di mettersi “di traverso” a tutto e a tutti, deve sapere che se non fa il possibile, il 29 marzo, per evitare che la Campania sia affidata al controllo di fatto del clan dei Casalesi, deve rendersi conto che deve assumersi una responsabilità. Io mi sto assumendo questa responsabilità, perché di fronte dell’eventualità che i prossimi cinque anni il governo regionale della Campania sia in mano ad un sistema nelle mani di soggetti che non faranno sconti a nessuno (chiedete a Sandokan), rispetto a tutto questo, bisogna costruire un’alternativa democratica di resistenza e di difesa. Come si fa? O fai la rivoluzione, e in questo caso non la puoi fare, oppure devi costruire un quadro di alleanze per tentare di raggiungere il 51% alle prossime elezioni.

Ci vorrebbe, e sarebbe stato meglio, un candidato presidente di rottura, dell’alternativa. Come Italia dei Valori, prima di arrenderci, abbiamo cercato un candidato dell’alternativa, abbiamo chiesto anche a de Magistris di candidarsi, ma Luigi ha fatto presente un fatto giustissimo: è stato appena nominato parlamentare europeo, Presidente della commissione di Controllo bilancio di tutti i fondi europei, ed è stato nominato per i voti ricevuti da tutta Italia, e non possiamo chiedergli di fare il “traditore”.

Ho fatto appelli via radio, attraverso la Rete, anche quando sono stato ospite a ‘Repubblica TV’, qualche giorno fa, e ho detto: “Possibile che non si riesca a trovare un candidato di rottura che possa rappresentare l’unità degli elettori del centrosinistra in Campania?”. Nessuno ha dato la sua disponibilità. Mi sono trovato davanti ad un’alternativa drammatica. Da una parte affidare la Campania al clan dei Casalesi. Dall’altra quella di appoggiare una candidatura, quella di De Luca, che è sotto processo ed è già stato indicato come candidato dagli altri partiti. In tutto questo con la consapevolezza che, trovandoci d’accordo tutti quanti nell’appoggio alla sua candidatura, si poteva fermare quella deriva casalese.

Ho chiamato De Luca, l’ho fatto venire davanti a migliaia di testimoni di fronte al congresso nazionale dell’Italia dei Valori, di fronte alla Rete e alle televisioni, affinché fossero testimoni e notai di cinque impegni formali che lui dovrà prendere.

Primo: se lo condannano deve dimettersi.

Secondo: nel periodo del suo mandato non deve mai invocare il legittimo impedimento. Deve correre dal giudice e farsi giudicare il più velocemente possibile.

Terzo: non deve permettersi di attaccare la magistratura anche se è sotto processo.

Quarto: se riesce a diventare presidente, come primo atto deve prendere la ramazza e togliere di mezzo tutta quella classe dirigente, di nomina politica, che ha rappresentato il clientelismo, l’affarismo e il nepotismo di tutti questi anni.

Quinto: deve istituire una casa di vetro regionale, trasmettendo sul web tutti i consigli e le giunte regionali, e deve mettere in Rete ogni provvedimento che prende. Insomma, una casa trasparente certificata da un assessorato alla trasparenza e al controllo, affidata a persone esterne, che possano verificarne la legittimità.

Vogliamo davvero pretendere tutto e ottenere niente? Se l’Italia dei Valori va da sola, chi candida per ottenere l’alternativa? Una persona che potrà prendere tutti i voti che volete, ma non arriverà mai al 51%, facendo cosi vincere il centrodestra, affidando per cinque anni la Campania ad un clan piuttosto che ad un governo. Avremmo potuto fare di più, ma non è stato fatto, perché chi doveva assumersi la responsabilità di trovare un candidato terzo non c’è riuscito. Parlo innanzitutto degli altri partiti che già governavano la regione e che dovevano avere il coraggio e l’umiltà di mettere da parte coloro che erano sotto inchiesta.

Abbiamo fatto questa scelta di campo: vogliamo salvare il salvabile, vogliamo salvare la Campania da una deriva criminale. Per questa ragione ho detto a De Luca di assumersi queste responsabilità. Cercate di capirmi, se fossi solo un cittadino, anche io la penserei come voi, ma sono il responsabile di un partito e dalle mie decisioni dipende il futuro della Campania e del Paese. Sento il dovere di mettere insieme Guelfi e Ghibellini per evitare che dall’altra parte arrivi qualche personaggio che si mangi la democrazia, l’economia e il riscatto del Paese.

Ho cercato di fare il possibile, mi sono assunto questa responsabilità. Chiedo la vostra comprensione e la vostra responsabilità, perché è troppo facile criticare dicendo che non si poteva fare. L’alternativa a questa soluzione era la consegna, senza lotta, della Campania al clan dei Casalesi.”

Inserito da: chinonrisica | 6 febbraio, 2010

Chiacchiere e distintivo…

Emozione intensa quella che mi prende ( che ci prende) nell’ascoltare le parole del Presidente Di Pietro.
Gli applausi e le incitazioni ci accomunano e credo che molti dimentichino, nell’immediato, le cattiverie e le meschinità di alcune relazioni interpersonali.
Ci si sente vicini e uniti, anche se è solo un “cioccolatino”: dolce ed illusorio.
La realtà sono i miei colleghi delle comete, o gli operai a cui sta per scadere il periodo di cassa integrazione.
L’unica politica che vale , che deve appartenere ad IdV, è quella che fornisce risposte alle loro domande: di lavoro, di uguaglianza, di concretezza.
Il resto sono solo parole….chiacchiere e distintivo?

Inserito da: chinonrisica | 4 febbraio, 2010

Si salvi chi può…..

Dalla rassegna stampa nazionale di IdV

SCUOLA: DI PIETRO, RIFORMA GOVERNO E’ CONSEGUENZA DI UN ABUSO = Roma, 4 feb. – (Adnkronos) – “La riforma del governo e’ la naturale conseguenza di un abuso fatto nei mesi precedenti”. Antonio Di Pietro boccia la riforma della scuola illustrata oggi dal ministro Gelmini. “Hanno tolto i soldi, hanno fatto tagli, e ora devono modellare la riforma per far veder che ci stanno”, ha aggiunto il leader di Idv.

E pensiamo che la riforma trentina taglia più di quella nazionale ed impoverisce l’offerta didattica più di quanto faccia Gelmini.

Povera scuola in povero Stato!

Inserito da: chinonrisica | 2 febbraio, 2010

Una cena

Dal Blog di Antonio Di Pietro: una risposta al Corriere della Sera

Sono orgoglioso di aver accettato l’invito a una cena prenatalizia insieme al comandante dei carabinieri di Roma, al questore Contrada e ad altri esponenti delle istituzioni. A differenza di altri che vanno con le veline io sono andato con i carabinieri che lavoravano con me e non in un night o in un ristorante, ma in una mensa dei carabinieri. Non sapevo neanche che esistessero le foto, le avranno fatte i carabinieri.

Se ha fatto qualcosa di sbagliato per cui è stato arrestato e condannato è lui ad aver sporcato quella cena, non io. A queste cose si poteva prestare un giornaletto di provincia, ma il Corsera…. Non sanno più cosa inventare, perché l’Idv è l’unica forza di opposizione e l’unica pecora fuori dal gregge.

Se fosse come dicono loro i 2mila miliardi di lire sequestrati nell’inchiesta Mani Pulite chi li avrebbe messi, io con gli straordinari fatti da metalmeccanico in Germania? Secondo questi disinformatori vorrebbero sentirsi raccontare la favola che mentre io stavo facendo il metalmeccanico in Germania ad un certo punto sono stato contattato da un agente del Kgb, anzi era della Cia, che mi ha parlato in inglese e mi ha detto: “ti regalo una laurea, poi ti faccio vincere un concorso di commissario di polizia, poi quello in magistratura poi ti faccio entrare nel pool di Milano, poi ti faccio mettere nel sacco e tutti insieme sconfiggiamo questa prima Repubblica del Caf (Craxi, Andreotti e Forlani, ndr)”.

E vissero tutti felici e contenti, anzi e vissero tutti con Berlusconi alla Presidenza del Consiglio….ma per favore, fateci lavorare per tentare di rimettere insieme i cocci di questo Paese allo sfascio.

Inserito da: chinonrisica | 31 gennaio, 2010

Meno male che il Fatto c’è!

Bugie sulla riforma nazionale della scuola. Ma nel frattempo il Trentino va avanti……..verso il baratro!

Italia , 31/01/2010
Bugie in classe
——————————————————————————–
di Marina Boscaino – il Fatto Quotidiano

il Fatto – domenica 31 gennaio 2010 – pag. 18

Bugie in classe

La stampa ha annunciato che la riforma delle superiori era passata. Non è vero. E in quei regolamenti è assente un progetto culturale per la scuola

di Marina Boscaino

A metà di questa settimana stampa e tv si sono incaricate di annunciare al Paese che la riforma delle scuole superiori era passata. Non è vero. Aveva ragione il ragazzo che qualche giorno fa, in una lettera su questo giornale, denunciava il disinteresse dei media: la dismissione della scuola della Costituzione è sotto gli occhi di tutti, ma nessuno sembra interessarsene, persino accorgersene. Per quel ragazzo e per gli scettici, refrattari agli annunci del Tg di Minzolini: a metà della settimana la Commissione Cultura del Senato ha approvato (con una serie di raccomandazioni) i regolamenti della “riforma Gelmini” per un voto, quello di un senatore Udc. Analogo parere era stato espresso alla Camera. Secondo procedura, sui regolamenti di licei, istruzione tecnica e professionale, si erano anche espressi il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione e la Conferenza Unificata Stato-Regioni: entrambi i pareri sono stati negativi. Si è poi pronunciato il Consiglio di Stato, prima negativamente, in dicembre; poi positivamente, in gennaio, con riserve però giuridicamente così sostanziali (ad esempio sull’intenzione di intervenire in alcuni ambiti con decreti “aventi natura non regolamentare”; o sull’eccesso di delega) da sollevare, in un esecutivo competente e responsabile, dubbi sulla possibilità di iniziare dal prossimo anno scolastico. Tanto più che il mondo della scuola non è stato minimamente consultato. Invece il Governo va avanti: “Quei pareri sono obbligatori e non vincolanti; è già tanto sembrano volerci dire che celebriamo l’iter prescritto. Non pretenderete che addirittura teniamo conto di quanto ci viene segnalato!”.
E così, alla fine, prima o dopo, regolamenti claudicanti, rozzi, iniqui, che ritornano a una scuola di almeno 40 anni fa, che sono nati dall’art. 64 della l.133/08 (“Contenimento della spesa per il pubblico impiego. Disposizioni in materia di organizzazione scolastica”) passeranno in seconda lettura in Consiglio dei Ministri e poi alla Corte dei Conti, per essere infine pubblicati in Gazzetta Ufficiale. Il tutto, probabilmente, ad iscrizioni scadute. Solo allora – cari media che avete gridato alla “riforma” – saranno legge: questo prevedono le legittime procedure giuridiche della Repubblica Italiana. Solo allora passerà una riforma motivata – insisto – da quella legge, confluita nella Finanziaria 2009: taglio, nel triennio 2009-12, di 7.6 miliardi di euro sulle spese della scuola pubblica, con tanto di eliminazione di 135.000 posti di lavoro. Quella stessa che ha fatto optare (contro ogni evidenza formativa) per il maestro prevalente e messo in discussione il tempo pieno alla primaria.
Rispettare le previsioni di taglio per il prossimo anno scolastico: da qui la fretta disperata per far approvare i regolamenti, che tagliano cattedre, tempo scuola, diritti – e quindi crescita ed emancipazione per il Paese – riducendo la superiore alla caotica rappresentazione della pochezza politica e della spregiudicatezza di coloro che ci governano. Sarebbe un errore affermare che la scuola rappresentata in quei regolamenti non corrisponda ad un progetto culturale: l’assenza è il progetto medesimo. Estinzione di tutte le sperimentazioni, che hanno rappresentato in molti casi esperienze felici di crescita di professionalità e di apprendimenti; eliminazione di saperi fondamentali (Geografia, di cui si parla in questi giorni, non è che uno degli esempi); esproprio dell’autonomia scolastica; demolizione dell’idea di biennio unitario, con competenze garantite e comuni a tutti, per realizzare davvero l’obbligo scolastico; un’ istruzione per i nati bene (licei) e un’altra per i figli di un dio minore; frammentazione dell’unitarietà del sistema scolastico nazionale, con la regionalizzazione: sono alcuni degli ingredienti per sottrarre scientemente alla scuola la sua straordinaria forza di inclusione democratica e di crescita della cittadinanza e il suo mandato costituzionale. Questo il piatto che ci stanno preparando. Ma, per favore, non dite che è già pronto.

Versione stampabile

——————————————————————————–

Inserito da: chinonrisica | 30 gennaio, 2010

Oligarchi di periferia

Troppo buono con Berlusconi, Galli Della Loggia, ma lucido nell’analisi del malessere diffuso in Italia( e anche in Trentino)per un governo di centrosinistra che ha molte pecche.
Un po’ dovunque spopolano omini scialbi , potenti nel loro territorio, invisibili o ignorati altrove. Grandi per l’altrui pochezza più che per reale abilità politica. Da un editoriale del Corriere dello scorso 26 gennaio.

Oligarchi di periferia
Dopo Marrazzo, Delbono: nel giro di pochi mesi è il secondo importante amministratore locale eletto sotto le bandiere del Pd costretto a lasciare il proprio incarico per questioni in cui sesso e soldi si mischiano confusamente. E a questo punto è fin troppo ovvio osservare come per la sinistra diventi sempre più difficile sostenere la pretesa di incarnare una sorta di superiorità morale rispetto alla destra, un Paese diverso e migliore, l’«altra» Italia come si diceva qualche tempo fa. Piaccia o meno, infatti, d’Italia ce n’è una sola.
Ed è bene partire dall’assunto che in essa luci ed ombre sono più o meno equamente distribuite tra tutte le varie parti politiche, anche se ciò non c’impedisce di riconoscere che la sinistra, insistendo pure questa volta per le dimissioni immediate del suo esponente, ha mostrato una sensibilità istituzionale e un’attenzione al giudizio dell’opinione pubblica che la destra, invece, quasi mai mostra. Ma Delbono non viene solo dopo Marrazzo. Viene anche immediatamente dopo Vendola, e ci parla dunque pure di altre cose. Per esempio della forte disarticolazione che nella periferia sta colpendo la sinistra, la quale, nelle varie città e regioni della penisola, va progressivamente autonomizzandosi dal centro, in un insieme di processi che stanno conducendo virtualmente alla scomparsa di un vero organismo politico nazionale.
Diluita ogni possibile identità nel confluire di tre o quattro culture politiche diverse, il Partito democratico vede sempre di più il fiorire dappertutto di candidati «improvvisati», accettati obtorto collo, estranei alla sua linea e alla sua più antica storia, ovvero inamovibili per decisione propria, i quali ora diventano molto spesso, nelle periferie cittadine e regionali, i padroni di fatto del partito e del suo elettorato. Nichi Vendola rappresenta la versione pugliese, carismatica, di questo fenomeno. L’altra versione è quella oligarchica bolognese (a metà strada tra le due si collocano le esperienze di Bonino nel Lazio e Bassolino in Campania). Qui, a Bologna, il potere politico-culturale cittadino, fino al ‘94 articolato in un polo cattolico- liberale e in un altro comunista, in feconda dialettica tra loro, si è riunificato sotto l’insegna del «prodismo», dando luogo ad una vischiosa «palude» notabilare che tutto ingloba e domina, e che può permettersi di designare come sindaco uno scialbo professorino come Delbono.
La cui piccola corruzione, se esiste, è stata per l’appunto, come del resto quella di Marrazzo, la corruzione di un dipendente, beneficato politicamente, colpevole di non aver capito che tra i privilegi che l’oligarchia gli concedeva senza alcun suo merito non c’era quello di usare i soldi pubblici per portarsi la fidanzata in Messico. La fine della Democrazia cristiana e del Partito comunista, e con loro dei partiti politici che dal 1945 hanno tenuto insieme il Paese, sembra così ormai vicina al suo esito ultimo: alla disarticolazione del sistema politico nazionale in tanti sottosistemi periferici. Disarticolazione che colpisce molto di più la sinistra perché a destra, la leadership di Berlusconi, forte delle sue incomparabili risorse mediatiche e finanziarie, mostra una tenuta centripeta che almeno per ora regge.

Ernesto Galli Della Loggia
26 gennaio 2010

Inserito da: chinonrisica | 29 gennaio, 2010

S.S. ( Sangue e sport)

Che il passatempo di 750000 cacciatori possa stravolgere le normative italiane e comunitarie è vergognoso.
L’emendamento alla legge comunitaria approvato in Senato consentirebbe di aumentare il periodo di caccia fino a febbraio e di iniziare a sparare già ad agosto.
Immaginate la scena di un bosco affollato di turisti che godono il fresco, raccolgono funghi e passeggiano: l’arrivo dei cacciatori significherebbe pericolo per tutti, umani ed animali.
Un tempo la caccia era sopravvivenza, risorsa, ricchezza, differenza tra vita e morte, anche per il cacciatore.
Una lotta meno impari tra velocità ed astuzia, tra natura ed umanità.
Oggi il cacciatore è attrezzato ed infallibile, l’animale raro e spaventato. I boschi sono minacciati dall’urbanizzazione e i supermercati pieni di cibo….già morto.
Che rimane da dire, dunque:sport o crudeltà?

Inserito da: chinonrisica | 26 gennaio, 2010

Per chiarezza

COMUNICATO STAMPA:

ITALIA DEI VALORI NON SOSTIENE LA RIFORMA SCOLASTICA
Nell’articolo a firma Luisa Patruno, su l’Adige di
martedì 26 gennaio, vi è un errore.
Si dice che Italia dei Valori sosterrà la riforma sulla
scuola.
La realtà è che Italia dei Valori NON SOSTERRA’ la
riforma della scuola; questa è l’indicazione che il
partito ha dato ieri al presidente della giunta Dellai e
all’assessore Dalmaso.
Sostegno all’assessore, respingendo una mozione di
sfiducia plateale e strumentale, richiesta
dall’opposizione, questo sì; ma il testo della riforma
non sarà appoggiato da Italia dei Valori. La riforma
scolastica, così come proposta, sia nel metodo di
proposizione, sia nei contenuti, non è assolutamente
avvallata dal partito e quindi non è condivisibile.
Ne deriva che l’indicazione di voto sulla riforma è
chiaramente a sfavore di tale iniziativa.
Si prega cortesemente di rettificare la posizione di Italia
dei Valori, da sempre critica su una riforma ritenuta non
condivisibile sotto molti aspetti; in primis, la
soppressione di istituti professionali che non troverà
raccordo con la situazione nazionale, a seguire la forte
preoccupazione manifestataci da molte persone, in merito al
tema occupazionale e ai tagli previsti, poco chiari e non
molto identificabili.
Marco Ianes- referente del commissario straordinario del
Trentino, on. Sergio Piffari

Inserito da: chinonrisica | 25 gennaio, 2010

Notizie da Quibrescia.it

Brevi di politica
Gli autoconvocati dell’Idv chiedono più democrazia
lunedì 18 gennaio 2010
(red.) Domenica si è tenuto a Brescia il terzo appuntamento degli autoconvocati dell’Italia dei Valori. Un comunicato informa che i lavori, introdotti dal rappresentante locale Mario Bruno Belsito, hanno riguardato la preparazione della mozione da presentare al congresso nazionale Idv. Sono intervenuti anche Franco Barbato, candidato alla presidenza del partito, e il consigliere regionale del Trentino-Alto Adige, Bruno Firmani.
“I coordinatori de ‘La Base Idv’ Alessandra Piva, Giuseppe Vatinno e Domenico Morace”, si legge nella nota, “hanno illustrato i principi sui quali poggia la proposta politica: la centralità e la difesa della carta costituzionale, ed il rinnovamento culturale e politico nel segno della risoluzione della questione morale. In particolare l’accento è stato posto sull’esaurimento della spinta rinnovatrice che aveva caratterizzato l’Idv”.
“Il movimento di base, ampiamente radicato e strutturato su tutto il territorio italiano, si propone di proseguire la propria attività anche dopo la celebrazione del congresso nazionale”, dice il comunicato. “Durante l’assemblea sono state esaminate situazioni di scarsa democrazia e casi di vera e propria prevaricazione all’interno della struttura organizzativa dell’Idv, troppo spesso in mano a personaggi che ricordano più il partito di Berlusconi che non quello di Di Pietro”.

Inserito da: chinonrisica | 23 gennaio, 2010

Minuetti

Dalle 14,10 alle 15,10 di mercoled’ 20 gennaio 2010.Tanto è durata la seduta della VII Commissione Permanente della Camera dei Deputati , quella che si occupa di Cultura,Scienza ed Istruzione,per analizzare e formulare un parere sullo “schema di decreto del Presidente della Repubblica in tema di revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e didattico dei licei”.
In questo lasso di tempo la difesa del sistema educativo trentino è stata lasciata all’intervento del deputato Karl Zeller ( gruppo misto -minoranze liguistiche) che è intervenuto solo per ringraziare” il presidente( Valentina Aprea ,PDL) per aver previsto la possibilità di acquisire la maturità professionale nelle province autonome di Trento e Bolzano sulla base di una legge provinciale”.
La deputata Letizia De Torre si era già espressa su questo tema nella seduta del 2 dicembre scorso, quando aveva chiesto, testualmente all’Assemblea”se il dualismo tutto italiano tra istruzione professionale statale e istruzione e formazione professionale regionale che si è stratificato nel tempo sia oggi utile mantenerlo, perché la cartina dell’istruzione e formazione professionale in Italia appaia un arlecchino che non riesce a contrastare l’alta dispersione scolastica di alcune regioni, ancora perché il settore in esame rimane la cenerentola – un’istruzione piegata verso il basso – che non evidenzia l’importanza di professioni essenziali al Paese e fa sentire a chi lo frequenta una dignità inferiore rispetto ai compagni dei licei o dei tecnici e come si è giunti alla situazione di oggi.”
Oggi, però, la deputata De Torre dichiara di aver votato contro il testo approvato ieri dalla Commissione, pur ammettendo che ne condivide i contenuti relativi alle province di Trento e Bolzano, relativi alle province di Trento e Bolzano.
La deputata leghista Paola Goisis “riconosce, con dolore che vi sono stati tagli agli orari alle discipline alle classi di concorso, ma sottolinea come per tale motivo si sia fatta parte attiva con il ministero e con la presidente per la salvaguardia della specificità della scuola e della sua dignità. Anche in questo caso ritiene importante non tanto la quantità quanto la qualità dell’insegnamento. Nel preannunciare il parere favorevole del proprio gruppo politico alle proposte di parere presentate dalla relatrice, ribadisce che vigilerà sull’attuazione delle condizioni espresse”
Mentre, quindi, la Lega Nord contesta a Trento i contenuti della riforma Dalmaso,a Roma ne approva i contenuti fondanti, sia pure “con dolore”. De Torre invece ne contesta i contenuti a Roma,ma sostiene, qui, la reformatio in peius del progetto scolastico Gelmini.
Nel gioco delle parti, nei minuetti istituzionali , emerge chiarissima una visione della scuola condivisa e scoraggiante. Non una scuola per affrancare dall’ignoranza e dal bisogno, ma un nuovo strumento per il potere.Bipartisan. Nessuna preoccupazione emerge ,nei discorsi dei nostri deputati , per il personale docente della formazione professionale, scelto senza seguire canali pubblici che garantiscano pluralità di idee e parità di accesso agli incarichi.
Nessuna proccupazione nemmeno per le competenze che la Costituzione assegna allo Stato, prima che ai territori autonomi che ne fanno parte. Sarò fuori moda, ma mi indigna leggere di parlamentari che ringraziano per i favori ottenuti a vantaggio dei i loro collegi elettorali. Con buona pace dell’universalità del sapere, della valenza nazionale dei titoli di studio e della rappresentanza senza vincolo di mandato.

Articoli precedenti »

Categorie